“A casa con Claude” di Giuseppe Bucci Le torbide pieghe dell’animo umano

9 mesi fa
20 Febbraio 2020
di antoniomocciola

In scena fino a domenica a Galleria Toledo, “In casa con Claude” è un riadattamento dell’omonima opera del drammaturgo canadese René Daniel Dubois, a cura di Giuseppe Bucci, che ne firma anche la regia. Ambientato in un commissariato, e tutto centrato sull’interrogatorio di un rigido ispettore (Ettore Nigro) a un marchettaro gay (Mario Autore) con l’obiettivo di scoprire il movente del suo omicidio, lo spettacolo vive sulla straordinaria prova degli interpreti e sulla lucida e visionaria regia di Bucci, che sfronda il testo originale – per nulla datato, va detto – per esaltarne gli aspetti prettamente umani non solo del giovane, travolto dall’amore e dall’incapacità di viverlo, ma anche dell’inquirente, cui l’ottimo Nigro dona pietas e calore dopo estenuanti tentativi di risoluzione. Accompagnati dalle splendide musiche di Jo Coda e dalle eleganti scene di Filippo Stasi, Yves e l’ispettore entrano ed escono dal racconto, grazie a un sapiente e raffinato uso delle luci, e scandagliano tutti gli spigoli dell’anima umana, con una crudezza che non diviene mai greve. E il “ragazzo di vita” scontornato da Mario Autore resta nella memoria con la sua sghemba e alcolica vitalità, brillando di luce propria sia nel lungo acuto finale, sia nelle sponde e nelle controscene della prima parte, durante l’interrogatorio. Applausi convinti della sala piena, al cast perfettamente assemblato e al lavoro del regista, che ha saputo dare nuova linfa, senza stravolgimenti inutili, a un testo epocale.

Antonio Mocciola

temi di questo post