Il giansenismo non esiste

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2 settimane fa
9 Novembre 2020
di valerio molinaro
Il giansenismo non esiste

Oggi ho avuto il piacere di intervistare il talentuoso attore Andrea De Rosa. Nato a Roma, dopo la maturità presso l’Istituto Tecnico Industriale nel 2003, inizia a frequentare corsi di recitazione alla «Scuola di cinema» e poi di teatro popolare presso la «Scuola Fiorenzo Fiorentini»; inoltre, frequenta seminari e stage con attori quali Bernard Hiller, Allan Miller e Antonello Liegi. Grazie a quest’ultimo inizia a lavorare in vari teatri aprendo gli spettacoli di noti attori.

Andrea come sei finito a fare l’attore?

Quando ero piccolo, pur non volendo, tutti mi trovavano estremamente comico. Quindi iniziai a fare imitazioni per far divertire le persone. L’attore comico ha due facce della stessa medaglia: deve far ridere, ma deve essere dotato anche di una marcata sensibilità. Mi viene in mente la grandezza espressiva di Paolo Villaggio con Fantozzi, o i personaggi di Carlo Verdone.  Dietro alla maschera dell’attore comico si nasconde quasi sempre un’indole tragica e malinconica!

Cosa vuol dire essere un attore oggi?

É un po’ come essere in guerra. Devi combattere contro un sacco di cose: l’aumento degli attori è inversamente proporzionale ai film e alle fiction che si producono, che sono ancora troppo pochi. Poi le solite cose: le lobby, il nepotismo, la precarietà. Però se è questo il lavoro che ami e per cui senti di essere portato fai di tutto per continuare a farlo. Nel mio caso sono facilitato dall’hobby della scrittura: quando non mi chiamano al cinema o in TV, scrivo e porto in scena un mio nuovo spettacolo a teatro. Proprio come ho fatto ultimamente.

Come mai Notte Prima Degli Esami è diventato un cult?

Notte prima degli esami è nato da un’idea di Giannandrea Pecorelli. La fortuna del film è quella di essere una commedia generazionale con un’ottima sceneggiatura, tipo Sapore di Mare o Il tempo delle mele. Sono stato molto fortunato perché mi hanno permesso di sperimentare e alcune delle battute presenti sono nate da una mia improvvisazione (n.d.r. – il giansenismo non esiste!- ).

C’è stata qualche differenza tra il primo e il secondo capitolo?

Personalmente preferisco il primo film, nel secondo, che reputo più commerciale, si è un po’ perso il tema centrale del film, gli esami di maturità! Piccola curiosità: quando nel secondo capitolo colpisco il vetro della macchina con il segnale stradale, in realtà non si doveva rompere per davvero. Lì siamo stati bravi a continuare a girare come se nulla fosse.

Che persona era Faletti?

Purtroppo durante il film non ho avuto la possibilità di conoscerlo a fondo. Quando abbiamo fatto la cena di fine set alla Taverna Trilussa ci siamo seduti accanto e abbiamo chiacchierato. Posso dirti che era una persona molto alla mano.

Come è nato il progetto teatrale Coffeeshop?

Coffeshop inizialmente nasce come un monologo. L’idea di base parte dalla visione di un Jolly che prende vita: il Jolly è la carta che “salva la partita quando stai per perdere”. Senza spoilerare troppo, mi piaceva l’idea di raccontare il Sogno come la teoria dello Specchio descritta da Lacan e Freud, in cui ognuno vede nell’altro il riflesso di se stesso. Il tema centrale è quello della Fuga declinato in varie sfaccettature.

Come credi cambierà il cinema dopo questo periodo?

Il cinema sopravviverà a questo momento di crisi. L’uomo ha bisogno del cinema e del teatro. Il cinema è molto più che una semplice arte: il cinema svolge una funzione catartica. Attraverso un film, si possono provare passioni senza però subirne gli effetti reali e l’uomo non può rinunciare a tutto questo.

Cosa chiedi al 2021?

In primo luogo chiedo la fine di questa pandemia e la vera rinascita dei mestieri e di tutta l’Italia.

Valerio Molinaro

Grazie mille Andrea De Rosa

Valerio Molinaro
Valerio Molinaro nasce nel 1984 a Roma, dove frequenta il Liceo Classico presso l'Istituto Salesiano Pio XI. Il suo amore per la sceneggiatura sboccia negli anni universitari in cui si occupa di comunicazione, produzione culturale e critica cinematografica. Dopo uno stage presso la segreteria di Domenica in, si dedica completamente alla scrittura avendo la fortuna di incontrare personalità del panorama italiano dello spettacolo. Sebbene affascinato dalla televisione, capisce che la sua vera vocazione è inventare storie, iniziando a dare origine a cortometraggi e spettacoli teatrali.Da autore e regista teatrale ha scritto e diretto: Allora si può, Sono pulp perché mi chiamo Bukowski, Gratta Gratta Bang Bang! e un musical tratto dal film d'animazione Nightmare Before Christmas. Nel mentre lavora come aiuto-regista di Gino Landi in occasione della commedia Il letto ovale con Maurizio Micheli e Barbara D'Urso. Successivamente affianca Pino Quartullo nello spettacolo Occhio a quei due con Lillo e Greg.Si dedica finalmente al suo grande sogno, la realizzazione di romanzi gialli. Nel 2016 la Newton Compton pubblica A sei miglia da L' Avana, il suo esordio letterario. L'anno successivo la medesima casa editrice manda in stampa Gli Orchi non sempre sono verdi.Attualmente è impegnato nel progetto di sviluppare format televisivi e programmi radiofonici.