La bellezza ci salverà

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3 settimane fa
7 Novembre 2020
di valerio molinaro
La bellezza ci salverà

Oggi ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Antonio Ciaramella, unico esperto nazionale di storia del Make Up professionale ed estetico. Antonio è capo truccatore del concorso Miss Italia e collabora come consulente per diverse testate beauty nazionali come Donna Moderna, Gioia, GQ, Diva e Donna, Grazia, Junglam ed altri blog.

Buonasera Antonio quale artista ha influenzato maggiormente il tuo percorso?
Sicuramente nel mio percorso di formazione e crescita artistica-professionale hanno rivestito un ruolo primario sia Max Factor che George Westmore! Prima di loro il concetto di trucco esisteva solamente in ambito teatrale: l’attore prima di andare in scena si truccava da solo, non esisteva una figura professionale di supporto. Quando Max Factor vide per la prima volta un film, definì terrificante l’uso eccessivo di trucco che trasformava in maschera il viso degli attori. Proprio perché il cinema faceva uso di un’illuminazione differente. Max Factor e George Westmore furono i primi a riformulare il concetto di trucco cinematografico e furono dei pionieri della nascente professione del make up artist.

Il tuo libro MAKE UP. 100 ANNI ALLO SPECCHIO è stato considerato un best-seller del settore, come è nato?
Il mio lavoro principale è il formatore professionale; ormai in giro per l’Italia ci sono professionisti che lavorano ad alti livelli che hanno studiato con me. Il libro ha avuto un discreto successo! Make up. 100 anni allo specchio è nato con l’intenzione di fornire tutte le informazioni storiche necessarie per comprendere come la cura della persona non sia un concetto moderno, bensì un’attitudine maturata nel corso dei secoli. Io vengo dagli studi professionali dell’Istituto Cine-TV Roberto Rossellini e questo libro rappresenta il tentativo di trovare la quadra. In questo periodo sto scrivendo un secondo volume che tratterà l’evoluzione della maschera teatrale fino al periodo dei mostri hollywoodiani. Pero, preferisco non spoilerare troppo.

Se potessi tornare indietro nel tempo, quale epoca vorresti sperimentare?
Avrei pagato oro per essere presente nei primi 40 anni di cinema hollywoodiano: la nascita del linguaggio cinematografico, la sperimentazione dei prodotti cosmetici, l’inserimento del sonoro e lavorare con tutti i pionieri del reparto make up…sarebbe stato il mio più grande sogno!

Sei bravissimo anche nella realizzazione del trucco cinematografico, quale genere di film prediligi?
Poeticamente ed emotivamente parlando c’è un film del 2011 che ho amato moltissimo, The Artist, un film d’epoca con una spiccata componente onirica. Altre pellicole che mi hanno conquistato sono Il labirinto del fauno e La forma dell’acqua. Poi adoro la filmografia di Hitchcock degli anni ’40.

A livello di trucco come viene considerata l’Italia a livello mondiale?
All’estero siamo percepiti come grandissimi professionisti (soprattutto per il campo trucco-parrucco). Le maestranze e l’artigianato italiano nel settore cinematografico sono sempre state apprezzate, mi viene in mente Ben-Hur come film del passato girato qui a Cinecittà. Per non citare Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini, che nel 2017 hanno vinto l’oscar con Suicide Squat. E vogliamo parlare anche del maestro degli effetti speciali Carlo Rambaldi?

Come è la generazione dei tuoi studenti?                                                                                                                                     Una volta il mio il mestiere consisteva nel saper fare, veniva esaltata la creatività e la manualità. Ci buttavamo a rischio di sbagliare. Oggi viviamo in una cultura visiva e concettuale, ma c’è stata una perdita di manualità. La generazione attuale per certi versi è passiva, alla ricerca della scorciatoia per arrivare, che vive nel terrore del fallimento. Sono figli dei tutorial, ma privi di iniziativa.

Come cambierà l’estetica post covid?
Oggi la mascherina sta diventando prepotentemente un accessorio di moda. Le varie case di cosmetici stanno puntando ovviamente sulla parte scoperta del viso, in particolare sugli occhi. Ma il rossetto, elemento che identifica una donna, resterà sempre il re del Make-up!

Progetti futuri.
Progetto a lungo termine concludere la trilogia dei miei libri e partecipare/fare qualche trasmissione televisiva.

Valerio Molinaro

Valerio Molinaro
Valerio Molinaro nasce nel 1984 a Roma, dove frequenta il Liceo Classico presso l'Istituto Salesiano Pio XI. Il suo amore per la sceneggiatura sboccia negli anni universitari in cui si occupa di comunicazione, produzione culturale e critica cinematografica. Dopo uno stage presso la segreteria di Domenica in, si dedica completamente alla scrittura avendo la fortuna di incontrare personalità del panorama italiano dello spettacolo. Sebbene affascinato dalla televisione, capisce che la sua vera vocazione è inventare storie, iniziando a dare origine a cortometraggi e spettacoli teatrali.Da autore e regista teatrale ha scritto e diretto: Allora si può, Sono pulp perché mi chiamo Bukowski, Gratta Gratta Bang Bang! e un musical tratto dal film d'animazione Nightmare Before Christmas. Nel mentre lavora come aiuto-regista di Gino Landi in occasione della commedia Il letto ovale con Maurizio Micheli e Barbara D'Urso. Successivamente affianca Pino Quartullo nello spettacolo Occhio a quei due con Lillo e Greg.Si dedica finalmente al suo grande sogno, la realizzazione di romanzi gialli. Nel 2016 la Newton Compton pubblica A sei miglia da L' Avana, il suo esordio letterario. L'anno successivo la medesima casa editrice manda in stampa Gli Orchi non sempre sono verdi.Attualmente è impegnato nel progetto di sviluppare format televisivi e programmi radiofonici.