Atti Osceni: ricostruzione filologica, poetica e sentimentale dei tre processi contro Oscar Wilde.

9 mesi fa
1 Febbraio 2020
di claudio finelli

Atti Osceni – I tre processi di Oscar Wilde non è solo una messinscena teatrale. Sarebbe riduttivo considerare il lavoro di Moisés Kaufman, drammaturgo venezuelano dichiaratamente gay e naturalizzato statunitense, alla stregua di un qualsiasi altro progetto di finzione. Atti Osceni è una ricostruzione dettagliata e puntuale del calvario pubblico e privato a cui fu condannato uno dei più grandi geni della letteratura occidentale contemporanea.

Che nella civilissima Inghilterra, poco più di un secolo fa, le persone omosessuali fossero ancora trattate come criminali e che, quelle stesse medesime leggi, siano state eliminate solo nella seconda metà degli anni ’60, con la promulgazione del Sexual Offences Act, è una cosa che lascia sgomenti e che, soprattutto, restituisce il senso di uno stigma ancora radicato e tangibile nell’immaginario collettivo, nonostante i progressi e le conquiste della comunità Lgbt+.

Ferdinando Bruni e Francesco Frongia rielaborano per la versione italiana della pièce di Kaufman un allestimento in cui convergono in maniera scrupolosa e pertinente le ricostruzioni filologiche e poetiche, presenti nel testo dell’opera, e la temperatura sentimentale ed emotiva di una società vittoriana sessuofobica, repressa e biliosa.

Giovanni Franzoni, attore duttile e versatile, non interpreta solo il ruolo del grande poeta irlandese accusato di “posare da sodomita”, ma porta in scena anche l’atteggiamento prima fiero, poi sarcastico e infine rassegnato con cui l’artista affrontò la sua repentina capitolazione personale e sociale, la sua ingiusta esclusione dal mondo dei degni e la sua inarrestabile discesa nel girone della pena e della solitudine.

Uno spettacolo, insomma, che al di là dell’evidente pregio artistico, conserva una reale funzione di divulgazione culturale e di impegno politico e civile, uno spettacolo che genera anticorpi necessari in una società – quella digitale- che vive nella corruttibilità dell’hic et nunc, affinché la memoria dei torti subiti e il ricordo delle violenze patite dall’umanità restino indelebili e ci proteggano ancora dalla retorica manipolatoria di tutti i fascismi.

Replica del 30 gennaio 2020, Teatro Bellini di Napoli

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