“Beyond Vanja” e “Vanja”, a Milano Cechov è di moda

5 anni fa
23 Febbraio 2016
di claudio facchinelli

Verrebbe da dire che, quest’anno, a Milano si porta ?echov (anche se non ricorrono centenari).

Dopo un brillante Ivanov visto al Parenti, dopo un ardito Gabbiano in scena al Piccolo, due giovani compagnie, con diverse modalità di approccio, si sono cimentate con Zio Vanja.

Non stupisce che uno dei più grandi e affascinante testi del secondo Ottocento (e anche prima, e dopo) attragga i giovani teatranti, che lo affrontino come banco di prova, come palestra di innovazione. Di regola, non si tratta di messinscena filologicamente aderenti al testo di Anton Pavlovi?: per i più consapevoli, un obiettivo troppo impegnativo; per i più temerari, troppo banale. Ma qui le scelte possibili si differenziano, e le cose si complicano.

Beyond Vanja - Fabio Artese
Beyond Vanja – Fabio Artese

Si suol dire che Shakespeare sopporta qualsiasi operazione drammaturgica: la solida, a volte disordinata, ma tetragona struttura del suo teatro la vince – di solito – anche sui più improbabili interventi di regia. Lo stesso vale per la tragedia greca, i cui archetipi resistono alle letture più opinabili. Ma la raffinata, delicata tessitura del teatro ?echoviano regge con difficoltà operazioni che la manomettano.

Beyond Vanja, del Teatro del Simposio, si propone, fin dal titolo, come elaborazione drammaturgica ma, a ben vedere, rimane sostanzialmente fedele al testo originale. Si eliminano, tuttavia, diversi personaggi secondari (ma ne esistono davvero, in ?echov?), come la njanja, o la vecchia Marija Vojtickaja. Ma si elimina anche il professor Serebrjakov, alla cui assenza si supplisce con interventi drammaturgici quantomeno discutibili, che mostrano la corda, specie nella scena-madre dove l’improvvida proposta di vendita dell’azienda viene qui formulata per iscritto e letta, e alcune battute del professore sono messe in bocca a Telegin, promosso a personaggio coro. Gli attori fanno del loro meglio, ma la distribuzione non è molto congrua: l’attrice che interpreta Sonia, la bruttina, è troppo bella; l’affascinate Elena, non lo è abbastanza; il dottor Astrov è parimenti fuori parte. Quanto alla scelta dei costumi, segue criteri poco comprensibili.

Beyond Vanja - Fabio Artese
Beyond Vanja – Fabio Artese

Non che la messinscena manchi di idee apprezzabili, come una scenografia che utilizza lastre di plexiglas, ora specchianti, ora trasparenti; o il tappeto di foglie secche che arriva fin sotto i piedi del pubblico, che è però disposto in modo tale da rendere difficilmente fruibile la totalità dell’azione teatrale. E poi, cosa significa quell’orologio a muro, le cui lancette, nell’intervallo fra il secondo e il terzo atto, girano all’indietro, come un film muto che segnali un flash back? Si direbbe che il peggior Nekrošius, con i suoi ipertrofici cascami simbolici, abbia fatto scuola. “Ho voluto situare i personaggi in una bolla, fuori dal tempo”, mi spiega il regista, ma confesso di non riuscire a seguirne la logica.

Ma è davvero impossibile mettere impunemente le mani su Anton Pavlovi??

No, ci si può lavorare sopra, con anche maggior libertà e coraggio, ma con minor pretenziosità. Lo ha fatto la compagnia Oyes, col suo Vania, non “tratto”, ma esplicitamente “ispirato” a Zio Vanja.

Dal testo, fatto a pezzi, scomposto, si sono estratti e rimontati i rapporti che legano i quattro personaggi più giovani. Gli attori si muovono in una scena molto sobria, con le luci manovrate da loro, a vista, da una consolle in proscenio.

Sonia (Francesca Gemma) è una ragazzotta un po’ punk, dal seno ingombrante, e la sera serve in un pub (ma che voce, e che presenza scenica!); lo zio Vanja (Fabio Zulli, qui Vania) è uno sfigato che parla con accento lombardo, e ha con la nipote un legame quasi paterno; le fa la morale, ma poi va a sbronzarsi con Astrov al bar, per affogare la nostalgia di una giovinezza perduta; Elena è un’affascinante gatta morta, vertice di un impotente, non realizzato triangolo amoroso.

Vania - Matteo Gilli
Vania – Matteo Gilli

Dalla palude di un linguaggio basso, sbracato, affiorano a tratti con naturalezza reperti del testo ?echoviano. Il colpo di pistola che non va a segno, indirizzato al vecchio professore, è risolto con il tentativo, da parte di Vania, ridotto al ruolo di badante, di spegnere le macchine che tengono in vita un corpo ormai ridotto allo stato vegetativo. Meno convincenti, forse, le smanie erotiche cui si abbandona Elena, dopo aver rubato ed ingerito la fiala di morfina sottratta ad Astrov.

Accanto a questi clamorosi, ma coerenti interventi drammaturgici, la regia si permette anche il vezzo di lunghe pause, di silenzi sospesi: affettuose, ironiche citazioni della vulgata ?echoviana secondo Stanislavskij.

Ma, a dispetto della vistosa trasposizione ambientale, i personaggi di Vania sono quelli di ?echov, nella cui complessa identità ci riconosciamo, con le nostre aspirazioni frustrate, le nostre crisi esistenziali.

E si ride anche, di gusto, come auspicava Anton Pavlovi?. E non credo che, da questa messinscena, stravolgente ma, a modo suo, rispettosa, si sarebbe sentito tradito.

Claudio Facchinelli

Locandine

Beyond Vanja, tratto da Zio Vanja di Anton ?echov; elaborazione drammaturgica di Antonello Antinolfi; regia di Francesco Leschiera; con Sonia Bugarello, Ettore Di Stasio, Matteo Ippolito, Alessandro Macchi, Giulia Pes; scene e costumi di Francesco Leschiera, Alice Manieri, Chiara Bartali; luci Luca Lombardi; elaborazione e scelte musicali Antonello Antinolfi; assistente alla regia Edoardo Visentin; scenografie digitali DORA VISUAL ART; video Alice Francesca Sabbatini /Mentezero.

Produzione in collaborazione con Manifatture Teatrali Milanesi.

Visto a Milano alla Cavallerizza del Litta il 17 novembre 2015

Vania, ispirato a Zio Vanja di Anton ?echov. Progetto vincitore del premio nazionale “Giovani realtà del Teatro 2015”.

Ideazione e regia Stefano Cordella. Drammaturgia collettiva. Con Francesca Gemma, Vanessa Korn, Umberto Terruso, Fabio Zulli; costumi e realizzazione scene Stefania Coretti, Maria Barbara De Marco; disegno luci Christian Laface.

Produzione Oyes con il sostegno di fUnder 35

Visto a Milano allo Spazio Tertulliano il 17 febbraio 2016