Ghostbuster, l’attesa è finita

5 anni fa
28 Luglio 2016
di antonio gargiulo

Finalmente l’attesa è finita, oggi esce in tutte le sale italiane l’attesissimo reboot di uno dei classici della fanta-commedia made in USA: “Ghostbusters“. A distanza di 30 anni dalla uscita del primo film, i nuovi (sarebbe il caso di dire “le nuove” e usare fin da subito il femminile obbligatorio) acchiappafantasmi promettono un buon successo tra i vecchi amanti del genere, i nostalgici, i fan della prima ora e i bambini cresciuti anche tra questi miti che ormai trascineranno con sé anche le famiglie. Ma se al botteghino sembra vedere già i produttori e i distributori sfregarsi le mani in vista di un facile successo, a noi, a seguito della visione dell’anteprima, costa fare alcune considerazioni. L’impressione generale è che Hollywood oramai viva nel passato di vecchie glorie stagionate e che non riesca più ad appassionare con nuove saghe o storie entusiasmanti. Lo dimostrano le uscite di nuovi episodi della saga di Star Wars – anch’essa più che trentennale – e la programmazione di reboot e remake che rischiano solo di confondere o narcotizzare il pubblico, anche quello in cerca solo di un sano divertimento.maxresdefault

Ghostbusters nuovo millennio non si sottrae a questa logica. Cambia i protagonisti: restano quattro, di cui uno di colore, ma tutte donne, attrici comiche molto brave a supportare una sceneggiatura al limite dell’evanescente, tra cui spicca Melissa Mc Carthy, già apprezzata nella comica spy-story “Spy” con Jude Law. L’ambientazione resta rigorosamente newyorkese, così come le cause scatenanti la creazione e l’intervento delle investigatrici del paranormale. Un’infestazione di fantasmi richiamati sulla terra da un oscuro personaggio rischia di distruggere l’intera città, quando tre scienziate e una fan costruiscono le armi per combattere e annientare la minaccia.
Ma per chi è nato negli anni ’80 è difficile dimenticare il fascino di quegli effetti, quella comicità trash, siamo d’accordo, ma mai banale. Ancora più difficile è sostituire nel proprio bagaglio di ricordi felici e spensierati i quattro supereroi del paranormale. Con una spudorata “operazione nostalgia” il regista Paul Feig ce li ripropone  invecchiati e in altri panni snocciolati durante tutto il film. A poco serve anche la trovata di inserire Chris Hemsworth (il Thor della Marvel/Disney) come segretario, né il tentativo di auto assolversi dalla scelta rendendolo tonto e lento.Ghostbusters-2016 Ed ecco che, facendo incetta di effetti speciali fantasmagorici (è il caso di dirlo) e, forse, facendo affidamento proprio su quello oltre che su poche sporadiche battute che tentano affannosamente di tenere alto un ritmo agonizzante e una storia sconclusionata, le quattro ghostbusters si candidano a prendere il posto dei loro predecessori nei cuori delle nuove generazioni. Ci riusciranno? Al pubblico la decisione. Perché il successo di un’opera si misura non solo dal risultato al botteghino, ma soprattutto da quanto resta nell’immaginario collettivo.
Antonio Gargiulo