La protesta silenziosa di Daniele Frontoni

2 settimane fa
12 Novembre 2020
di valerio molinaro
La protesta silenziosa di Daniele Frontoni

Visionario, provocatorio, un talento fuori dagli schemi, Daniele Frontoni, artista della pizza e non solo. Negli ultimi giorni si è fatto notare con una serie di scatti, atti a perpetrare una denuncia silenziosa nei confronti del governo Conte, che con l’ultimo Dpcm ha messo in ginocchio un’economia già mortificata dalla crisi.

Buonasera Daniele vuoi raccontarci come è nata l’idea di questa protesta silenziosa?
Noi ristoratori abbiamo un termometro puntato alle tempie e siamo ostaggio della crisi! Ho deciso di esprimere il mio dissenso nei confronti di un provvedimento forse troppo duro, dopo che avevamo attuato tutte le procedure per la messa a norma, in modo silenzioso, senza gridare. A fare da cassa di risonanza alle mie urla ci pensano dodici scatti realizzati dal bravissimo Mattia Mirenda (@sban_photografy). Per l’occasione vorrei citare una frase di mio zio, Angelo Frontoni, (testimone della Dolce Vita), “uno scatto ben realizzato parla da solo”! Sono frustrato, ma non mi arrendo. Ho scelto questo modo per protestare, non giudico chi lo fa scendendo in piazza, ma ho optato per questo linguaggio, perché questa è la lingua che parlo e che conosco.

Pirandello ti avrebbe definito uno, nessuno, centomila. Daniele quante maschere hai?
Indosso tante maschere, non mi piace essere riconosciuto in un’unica veste. Sono sì il Daniele pizzaiolo, discendente dalla storica famiglia Frontoni, ma al tempo stesso mi piace assecondare anche altri aspetti della mia personalità. Uno di questi è sicuramente quello artistico, perché come diceva mio nonno Enzo Cerusico, l’arte è il motore del mondo e noi siamo gli ingranaggi. Non siamo nessuno senza l’arte. Sono un ragazzo che non riesce ad adagiarsi sugli allori e devo sempre stare dietro a ciò che partorisce la mia mente. Indosso una maschera per ogni pensiero che ho!

Perché fai video in cui sei vestito da Joker? Puro esibizionismo, o hai un messaggio da dare?
Faccio video perché mi appassiona molto, come dicevo prima è un altro aspetto della mia personalità. L’utilizzo, talvolta, della maschera da Joker è solo un espediente per veicolare maggiormente il messaggio. Un modo come un altro per richiamare l’attenzione e cercare di emozionare. Non bisogna mai prendersi troppo sul serio. Dopo un po’ di tempo ho visto che il seguito che avevo cresceva costantemente, video dopo video: Non so perché. Forse perché sono matto e ai matti si dà sempre ragione (n.d.r. ride)!

Qual è la colonna sonora della tua vita?
Ne ho moltissime. Una per ogni periodo della mia vita. Però una canzone a cui sono molto legato è Ti ti ti ti di Rino Gaetano. A te che sogni una stella ed un veliero che ti portino su isole dal cielo più vero. Una poesia quanto mai attuale. Mi sono perfino fatto tatuare da Samuele Briganti, uno dei più bravi tatuatori italiani, un veliero e una stella sulla mano sinistra. Ogni tatuaggio che indosso ha un significato profondo e specifico.

La tua famiglia è sempre stata nel cinema. Come è cambiata la Roma che veniva descritta nei film di tuo nonno dalla Roma attuale?
Roma non è cambiata, questa città è eterna e non cambia mai. Ad essere cambiati sono i romani. Oggi si è persa un po’ di romanità e quella spensieratezza che c’era quando mio nonno era giovane. Sono venuti meno alcuni valori e la società è cambiata, persa sempre più nel mondo dell’apparire.

Daniele, progetti futuri.
Sto lavorando a vari progetti. Uno tra questi, il più importante, è la scrittura di una sceneggiatura sulla vita di mio nonno. Il prossimo anno saranno trent’anni dalla sua morte e vorrei celebrare il suo ricordo con un film in suo onore.

Valerio Molinaro

Valerio Molinaro
Valerio Molinaro nasce nel 1984 a Roma, dove frequenta il Liceo Classico presso l'Istituto Salesiano Pio XI. Il suo amore per la sceneggiatura sboccia negli anni universitari in cui si occupa di comunicazione, produzione culturale e critica cinematografica. Dopo uno stage presso la segreteria di Domenica in, si dedica completamente alla scrittura avendo la fortuna di incontrare personalità del panorama italiano dello spettacolo. Sebbene affascinato dalla televisione, capisce che la sua vera vocazione è inventare storie, iniziando a dare origine a cortometraggi e spettacoli teatrali.Da autore e regista teatrale ha scritto e diretto: Allora si può, Sono pulp perché mi chiamo Bukowski, Gratta Gratta Bang Bang! e un musical tratto dal film d'animazione Nightmare Before Christmas. Nel mentre lavora come aiuto-regista di Gino Landi in occasione della commedia Il letto ovale con Maurizio Micheli e Barbara D'Urso. Successivamente affianca Pino Quartullo nello spettacolo Occhio a quei due con Lillo e Greg.Si dedica finalmente al suo grande sogno, la realizzazione di romanzi gialli. Nel 2016 la Newton Compton pubblica A sei miglia da L' Avana, il suo esordio letterario. L'anno successivo la medesima casa editrice manda in stampa Gli Orchi non sempre sono verdi.Attualmente è impegnato nel progetto di sviluppare format televisivi e programmi radiofonici.