Departure Ave., un misto di indie e psichedelia

6 anni fa
29 Dicembre 2014
di francesco di maso

All the Sunset in a Cup” è l’album d’esordio della band romana Departure Ave., probabilmente una delle proposte più folgoranti degli ultimi anni. La band è infatti nata soltanto nel 2012, ma può dire di aver visto crescere un’attenzione attorno in davvero pochissimo tempo. Nell’album d’esordio sono infatti concentrate tutte le idee musicali della band: un concentrato di indie unito ad influenze psichedeliche anni ’70.

Ma non solo c’è anche il songwriting, e non è un caso che la band dica di ispirarsi a scrittori e poeti come Emily Dickinson e Bulgakov. L’album si apre con “And Revery”, cavalcata precisa e implacabile, sorretta da un arpeggio che richiama i Radiohead di “Weird Fishes”, salvo poi concludersi su un finale psichedelico.

È proprio questa mistura di pop e psichedelia da enciclopedia degli anni ’70 a percorrere tutto l’album, senza però mai scadere in punti oscuri, ma sempre alla ricerca di una luce. Se con “No conclusion”, uno dei momenti migliori dell’album, si percorre quella strada new-folk degli inizi 2000, quelli dei primi Coldplay e di Turin Brakes, passati sempre però sotto un lente caleidoscopica estraniante.

In “27b” all’introduzione segue un intermezzo che ricorda i Doors, che poi passano per suoni latin alla Santana, citato successivamente anche in “Amarillo, TX”. La passione per Emily Dickinson fuoriesce in “Unhappy Emily” con una coda in pieno stile floydiano.
“All the Sunset in a Cup” è un album luminoso, che riesce ad accompagnare l’ascoltatore in un piacevole viaggio onirico.

Departure Ave. – “All the Sunset in a Cup”

Autoprodotto

Francesco Di Maso