“Excelsior”, balliamo sul Duemilaventi

1 mese fa
18 Settembre 2020
di mariagiovanna

Fabbrica Europa: la denuncia sociale di Salvo Lombardo

Nell’era del body shaming, mentre le star di Instagram mostrano agguerrite e con orgoglio le peculiarità del proprio fisico, ci si scorda che l’arte contemporanea è impegnata nella stessa causa da ormai una trentina d’anni. Una dimenticanza, ci si potrebbe cinicamente chiedere, forse dovuta al degrado della cultura? Nell’ambito del festival Fabbrica Europa va in scena, al Teatro Cantiere Florida e a firma di Salvo Lombardo, Chiasma, “Excelsior”. È sabato 12 settembre 2020, autunno di un anno particolare che ha messo in ginocchio le arti performative ma che ha altresì portato molti a porsi domande sul presente.

Lombardo trae ispirazione dal Gran Ballo “Excelsior” che ebbe luogo nel 1881 al Teatro alla Scala di Milano, trasportandolo negli anni Venti del Ventunesimo secolo. Body shaming o no, e a prescindere dal fatto che l’abito faccia il monaco o no, la vita sembra essere quotidianamente un ballo. Non c’è bisogno di andare in discoteca, di uscire per le strade della città, di andare in ufficio o in palestra; tutto si può fare da casa ed “Excelsior” sembra porsi come una finestra sul cyber spazio, sui Social, su Tik Tok, contesti in cui ognuno, senza chiedere permesso, mostra quello che vuole, fa quello che vuole, dice quello che vuole protetto da uno schermo e ignaro delle insidie.

Forse non a caso il sipario dello spettacolo è proprio un grande schermo su cui sono proiettati con ritmo frenetico i più vari e attuali argomenti: guerra, politica, ecosistema, violenza, pornografia, moda, calcio, Covid-19… Tutto viene rappresentato tramite suono e immagine, così come la nostra società è ormai abituata a fare, e successivamente attraverso il linguaggio del corpo, dove con corpo si intendono non solo le membra ma anche le corde vocali e la mimica facciale. Nell’universo non troppo parallelo messo in scena dal coreografo romano l’uomo crede, come nei Social, di essere onnipotente, immortale one man show. È un’illusione; ce lo mostra uno dei danzatori (Jaskaran Anand) in posizione inerte, troppo simile all’iconica immagine del bambino siriano in maglietta rossa giacente su una spiaggia. C’è forse troppo ma del resto non si potrebbe mettere in scena il nostro presente se non stra-facendo. Tra ironia, sarcasmo e gravità, “Excelsior” appare a modo suo come un’esplosione di colori in cui tutto è giudicabile, se solo fosse giusto farlo; tutto è normale e anormale, se solo esistessero metri di paragone; tutto è il suo contrario se l’essenza è una cosa e l’esteriorità è un’altra.

In una dimensione psichedelica fatta di buio e luci a led, i protagonisti sono persone qualunque. C’è da dare il merito a Lombardo, all’interno di un mondo artistico che forse tende a fare un uso fin troppo abbondante dei non professionisti, di aver scelto i propri performer sulla base di evidenti competenze. Degli interpreti si apprezza la versatilità; ognuno canta, fischia, danza, recita, ognuno compie azioni sfruttando il proprio talento. E rimarranno impresse alcune immagini di questo Gran Ballo, prime fra tutte le piramidi umane dove un corpo non ha più senso di per sé ma solo in funzione degli altri, come in un sistema organicistico. Gli uomini così uniti si prendono ironicamente gioco del mondo, della natura, di se stessi; è una forma di difesa? Sicuramente.

Il sarcasmo rimane l’unica agghiacciante arma per difendersi da tutte quelle tragedie susseguitesi tra Ventesimo e Ventunesimo secolo, che pesano irrimediabilmente sopra le nostre spalle. L’umanità ha due scelte: finire nel vortice della violenza, attratto da un’arma che sembra ormai valere più di un diamante, o chiudersi in se stessa, nella propria stanza, con musica assordante nelle orecchie e immagini stravaganti, avvincenti o trash a occultare la sua visione sul mondo, come se stesse prendendo parte a un ballo in maschera, appunto.

A ricoprire il tutto, il ritorno del grande schermo; accompagnate da un rumore sordo, immagini di lupi che fanno a pezzi la bandiera italiana. Il tutto si conclude con un’ammonizione: avere il coraggio di guardare oltre, offrendo il proprio sguardo a un ammasso di corpi nudi che rimandano a un olocausto mentale poiché la paura dell’uomo nei confronti dell’uomo è forse il più grande dramma della storia contemporanea. Lupus est homo homini (Plauto, Asinaria, atto II, scena IV, v. 495).

Firenze – TEATRO CANTIERE FLORIDA, 12 settembre 2020

Benedetta Colasanti

EXCELSIORIdeazione, coreografia, regia: Salvo Lombardo; performance: Jaskaran Anand, Cesare Benedetti, Lucia Cammalleri, Leonardo Diana, Fabritia D’Intino, Giuseppe Vincent Giampino, Daria Greco; collaborazione coreografica: Daria Greco; consulente culturale: Viviana Gravano; musiche: Fabrizio Alviti; disegno luci e video: Daniele Spanò e Luca Brinchi; contributi filmici: Isabella Gaffè; video: “Homo Homini Lupus” di Filippo Berta; costumi: Chiara Defant; tecnica: Maria Elena Fusacchia, Luca Giovagnoli, Gabriele Termine; realizzazione allestimenti: Loris Giancola; produzione esecutiva: Associazione Culturale Chiasma; con il sostegno di: MiBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo; co-produzione: Théatre National de Chaillot, Pariti, Festival Oriente Occidente Rovereto, Festival Fabbrica Europa Firenze, Romaeuropa Festival Roma; Versiliadanza Firenze; in collaborazione con Teatro della Toscana / Pontedera Teatro, ACS Abruzzo; progetto realizzato nell’ambito di Residenze coreografiche Lavanderia a Vapore 3.0 / Piemonte dal Vivo.