Fabio: l’essenza di un’icona senza tempo

Fabio Lanzoni
3 settimane fa
4 Febbraio 2021
di valerio molinaro
Fabio: l’essenza di un’icona senza tempo

Fabio Lanzoni, conosciuto al grande pubblico semplicemente con il nome di Fabio, è un modello, attore, scrittore e personaggio televisivo italiano naturalizzato statunitense. Apparso su oltre duecento copertine di libri Harmony negli anni 2000 è stato l’italiano più famoso d’America. In questa brillante chiacchierata è emersa la bella persona e la grande tenacia dietro l’immagine iconica del biondo statuario che tutti ricordano.

Qual è stata la tua fonte d’ispirazione da appena adulto, quella che ti ha dato l’intraprendenza di fare le valigie da Milano e partire alla volta della terra delle grandi opportunità?

Visto l’andazzo della mentalità italiana, ho intuito i sintomi di un Paese ormai malato e a differenza di altri, ho saputo scorgere le bandiere rosse sinonimo di pericolo. Negli anni ’80 ho salutato tutti per inseguire i miei sogni e mi sono trasferito negli Stati Uniti, mettendomi in gioco fin da subito, spinto dalla mia grande ambizione di dovercela fare. Mi sono sempre definito “Cittadino del Mondo”, e ringrazio i miei genitori per avermi trasmesso questo modus vivendi.

All’inizio non erano molto contenti, perché il loro figlio stava volando dall’altra parte del mondo, ma hanno sempre supportato e rispettato la mia scelta.

Che ne pensi dei tempi attuali, in cui si è perso il valore formativo della gavetta?

Appena terminata la scuola, ho iniziato a lavorare nell’azienda di nastri trasportatori di cui era titolare mio padre, ingegnere meccanico. Mi sono specializzato nella saldatura di vari componenti, tra cui i transistor. A quei tempi ero davvero molto giovane e avevo solo voglia di spassarmela con gli amici, ma a posteriori devo ringraziare mio padre per l’insegnamento e il valore del sacrificio che mi ha trasmesso. La nuova generazione non sa apprezzare la  virtù della fatica. Oggi i ragazzi vogliono tutto e subito col minimo sforzo. Non esiste più una vera comunicazione, e tutti stanno diventando schiavi di un modello virtuale di società che li rende apatici e poco propensi allo scambio umano. Pur avendo a disposizione tutto, sempre più la depressione si impadronisce delle loro vite. La tecnologia, la preponderanza quasi ossessiva dei social, in questo ha avviato un processo di solitudine come mai prima d’ora.

Come ti sei sentito, all’inizio, catapultato in una realtà così sconfinata come quella americana?

In America ti senti spaesato tanta è la sua grandezza. Nonostante fossi uscito dalla mia zona di confort, non ho mai avuto paura e ho sempre creduto fermamente che sarei arrivato ben lontano. Negli Stati Uniti ti apri alla visione di altre realtà e culture e abbandoni l’idea che le tue siano le migliori. A New York per la prima volta in vita mia, mi sono sentito libero e veramente a casa. Fin da subito ho capito che la metropoli mi “calzava” a pennello.

Qual è il tuo rapporto con lo star system, ad oggi?

Oggi ho vari amici ad Hollywood. Spesso questo luogo viene demonizzato, ma come in tutti gli ambienti esistono i buoni e i cattivi, gli egocentrici e le persone di cuore. Se c’è un insegnamento che ho imparato è che il difficile non è diventare famosi, ma rimanere a certi livelli per tanto tempo. Del resto, mica si può credere che i più grandi Imperi della Storia siano rimasti in piedi senza costanza e continuità? Lo stesso vale nello star system: il tempo ci trasforma e le occasioni variano per forza di cose. Ma l’importante è essere consapevoli di ciò che siamo, e credere sempre in noi stessi, perché di certo non lo farò qualcun altro al posto nostro.

Come state vivendo la pandemia in America?

Qui da noi c’è tanta libertà, si può viaggiare, andare in palestra, andare a cena fuori. Una volta affrontato il problema, c’è stata la voglia e la forza di riorganizzarci. Ti faccio un esempio: i macchinari delle palestre sono stati spostati all’aperto sotto un tendone enorme, per ottimizzare il distanziamento e il ricircolo d’aria. Invece i ristoranti hanno esteso i tavolini anche sul marciapiede e spesso i guadagni sono addirittura aumentati. Lo spirito americano impone che non si può chiudere o rallentare il business, cosa che è invece accaduta in Europa, a causa della mentalità piuttosto chiusa e timorosa.

Fabio, raccontaci una curiosità sulla tua carriera.

Sono stata la prima persona nella storia ad apparire sulla copertina di un videogioco, la seconda è stata Hulk Hogan. Il videogioco in questione è Iron Sword: Wizards & Warriors II, del 1989, prodotto dalla Nintendo.

Film preferito?

Dance with Wolves (1990), che voi tutti conoscete come Balla coi Lupi. In questo film Kevin Costner va per la prima volta contro un assioma della vecchia Hollywood, dove vigeva l’errata convinzione che gli Indiani d’America fossero i cattivi della storia. In realtà erano gli Inglesi a farne lo scalpo, e ad inviarne i capelli in Europa, in cui la domanda era enorme a causa della produzione di parrucche. Del resto non è una novità che la storia viene scritta da chi vince.

La cosa più incredibile che ti è accaduta.

Grazie a Dio tutta la mia vita è stata un susseguirsi di avvenimenti incredibili. Sono diventato uno tra i primi supermodelli uomini, ho scritto una serie di romanzi rosa, sono apparso su tantissime copertine di fitness, ho prestato il mio volto a numerose campagne pubblicitarie.

Come ti sei reinventato nel 2020?

Sfortunatamente mi sono saltate due campagne pubblicitarie, più due film, uno in America e uno in Australia, ma per fortuna prima dello scoppio della pandemia ho investito sapientemente in borsa in un portfolio Covid-19 a prova di proiettile: ho comprato azioni di compagnie sconosciute che mi hanno fruttato un bel guadagno, al punto che alcuni amici di Hollywood mi chiamano con insistenza per ricevere da me consigli sugli investimenti,

“Il cuore è libero, abbi il coraggio di seguirlo”.

Braveheart.

Valerio Molinaro

Valerio Molinaro
Valerio Molinaro nasce nel 1984 a Roma, dove frequenta il Liceo Classico presso l'Istituto Salesiano Pio XI. Il suo amore per la sceneggiatura sboccia negli anni universitari in cui si occupa di comunicazione, produzione culturale e critica cinematografica. Dopo uno stage presso la segreteria di Domenica in, si dedica completamente alla scrittura avendo la fortuna di incontrare personalità del panorama italiano dello spettacolo. Sebbene affascinato dalla televisione, capisce che la sua vera vocazione è inventare storie, iniziando a dare origine a cortometraggi e spettacoli teatrali.Da autore e regista teatrale ha scritto e diretto: Allora si può, Sono pulp perché mi chiamo Bukowski, Gratta Gratta Bang Bang! e un musical tratto dal film d'animazione Nightmare Before Christmas. Nel mentre lavora come aiuto-regista di Gino Landi in occasione della commedia Il letto ovale con Maurizio Micheli e Barbara D'Urso. Successivamente affianca Pino Quartullo nello spettacolo Occhio a quei due con Lillo e Greg.Si dedica finalmente al suo grande sogno, la realizzazione di romanzi gialli. Nel 2016 la Newton Compton pubblica A sei miglia da L' Avana, il suo esordio letterario. L'anno successivo la medesima casa editrice manda in stampa Gli Orchi non sempre sono verdi.Attualmente è impegnato nel progetto di sviluppare format televisivi e programmi radiofonici.