I Sacchi di sabbia e il valore terapeutico e sociale della risata

8 mesi fa
11 Febbraio 2020
di mariagiovanna

La compagnia tosco-napoletana ha presentato in prima nazionale al Teatro Metastasio di Prato la commedia di Dario Fo: Chi ruba un piede è fortunato in amore.

Abbiamo dimenticato l’importanza terapeutica di una sana risata liberatoria. Buona parte della proposta teatrale contemporanea ha trasformato l’andare a teatro in un’operazione intellettuale in cui ci si prende troppo sul serio, a discapito della leggerezza e del disimpegno. Per fortuna ci sono compagnie come i Sacchi di sabbia che impiegano le indubbie capacità espressive e le doti innovative del loro teatro per farci divertire. E lo fanno presentando in prima assoluta al Teatro Metastasio di Prato una delle commedie meno conosciute di Dario Fo: Chi ruba un piede è fortunato in amore.

La pièce, scritta nel 1961, in piena speculazione edilizia, è all’apparenza un divertissement dove ciò che conta sono solo i tempi comici e i ‘lazzi’ attoriali, necessari per portare avanti una trama all’apparenza inconsistente. Ma dietro questa leggerezza, infarcita di rimandi ai miti classici, già si intravede l’impegno politico e la denuncia sociale che caratterizza la successiva scrittura drammaturgica di Dario Fo e Franca Rame.

La trama sfiora l’irreale. Dopo aver trafugato in un museo il piede di una statua romana, due improbabili ladri ordiscono una truffa ai danni dei dirigenti di un’impresa di costruzioni. Fingendosi archeologi e minacciando di bloccare il cantiere, riescono a estorcere un’ingente somma di denaro che permette a uno dei due di realizzare il sogno vagheggiato da una vita: comprarsi un taxi e lavorare onestamente. Ma il destino gli riserva un tiro mancino e il neo-tassista si ritrova ad accompagnare a casa proprio la moglie di uno dei due imprenditori gabbati, di cui finisce per invaghirsi. Inizia così un gioco di equivoci più o meno involontari e scappatelle di cui restano vittime inconsapevoli tutti gli uomini della commedia: il marito truffato, il di lui socio nonché amante della moglie, un chirurgo estetico, un poliziotto, lo stesso tassista. In un crescendo di rocambolesche avventure che non può che avere un prevedibile esito.

Nell’adattamento curato da Giulia Gallo e Giovanni Guerrieri, che vede in scena Massimo Grigò, Alessia Innocenti, Annibale Pavone, Tommaso Massimo Rotella e Tommaso Taddei (tutti con un’ottima prova attoriale), la commedia, che potrebbe sembrare considerata ormai datata, rivela invece tutta la sua attualità. Anche grazie alla decisione di rompere gli schemi della finzione teatrale con cambi di scena a vista e intermezzi in cui gli attori si rivolgono direttamente al pubblico in sala. Segnati dalla variazione delle luci, spesso esplicitamente richiesta, quegli intermezzi amplificano l’effetto comico e ricercano la complicità del pubblico a cui riescono, puntualmente, a strappare risate e mormorii di approvazione.

Ma se la compagnia, nella presentazione dello spettacolo, ha dichiarato: «qui il comico non vuole ‘insegnare’ niente; sembra piuttosto dirci, a sessant’anni di distanza: questa è la vita, sta a voi spettatori decidere se riderci o no», le cose non sono così semplici. Tra quelle risate e quegli intermezzi, che spesso giustificano gli aspetti più demodé e politicamente scorretti della commedia (in primis lo svilimento della donna), si nasconde la capacità del teatro, e dei Sacchi di sabbia, di far riflettere: davvero era così solo negli anni Sessanta?

PRATO – Teatro Metastasio, 18 gennaio 2020

Lorena Vallieri

Chi ruba un piede è fortunato in amore – di Dario Fo

Interpreti: Massimo Grigò, Alessia Innocenti, Annibale Pavone, Tommaso Massimo Rotella, Tommaso Taddei.

Regia: Giulia Gallo e Giovanni Guerrieri/I Sacchi di Sabbia; scene:  I Sacchi di Sabbia; luci: Massimo Galardini; costumi: Chiara Lanzillotta; realizzazione scene: Laboratorio del Teatro Metastasio; musiche originali di Fiorenzo Carpi arrangiate ed eseguite da Tommaso Novi; produzione: Teatro Metastasio di Prato in collaborazione con I Sacchi di Sabbia e Armunia residenze artistiche. Prima Nazionale.

Foto: @LucaDelPia