Il mito del labirinto secondo Conte e Lucenti

3 mesi fa
15 Luglio 2020
di mariagiovanna

Mito, maternità e contemporaneo: “AXTO. Oratorio per corpi e voci dal labirinto” al Teatro Cantiere Florida

Doppio appuntamento venerdì 14 febbraio al Teatro Cantiere Florida. Lo spettacolo “AXTO. Oratorio per corpi e voci dal labirinto” a cura di Balletto Civile e Teatro della Tosse, preceduto da uno degli ormai canonici appuntamenti “EYEFLOW: sguardi sulla danza contemporanea” a cura di Versiliadanza e con Matteo Brighenti.

Una riflessione, insieme a Brighenti, sul valore della parola e della danza nella società o più in generale in un contesto in cui, superate le arbitrarie classificazioni in generi, si è recuperato l’imprescindibile legame tra poesia, musica, danza e vissuto personale. Nella danza contemporanea, del resto, non si hanno canoni tecnici a cui riferirsi: a differenza del balletto classico si va alla ricerca del movimento e del contatto tra corpi; e in questo nuovo reticolo di rapporti il critico contemporaneo (o il cultore della danza e della scrittura) va alla ricerca di nuovi punti di riferimento che trova nella musica, nella letteratura, nella convergenza tra le arti. E più che il giudizio si cerca la riflessione e la condivisione, forse riacquisendo (inconsapevolmente) il senso più intimo dello spettacolo che, dopo tutto, è strumento per interpretare l’epoca e la comunità che lo produce. Ricercando nell’etimologia di alcune parole chiave una personale idea di movimento da riproporre tramite la parola scritta, Brighenti individua una generica e condivisibile idea di danza come libertà come in “Jojo Rabbit” di Taika Waititi o nel noto monologo teatrale di Baricco “Novecento”.

E la danza del labirinto? Anche in questo caso si può parlare di libertà: sconfitto il Minotauro, Teseo balla per festeggiare la propria vittoria. Pensato e realizzato da Emanuele Conte (regia) e Michela Lucenti (coreografia), “AXTO” è una rivisitazione contemporanea di un mito fra i più arcaici. Si recupera la multidisciplinarietà propria dello spettacolo antico fondendo canto, musica, danza e recitazione senza pretese filologiche. Si ripropone, piuttosto, quel che resta del mito nella società odierna: per fortuna non attraverso un ricordo lontano, bianco e nero, ma in un tripudio di colore, esuberanza, polvere, sofferenza ma anche ironia.

Sette performer (non a caso) e due narratori (un uomo e una donna). Il punto di forza di “AXTO” è certamente la scenografia: il palcoscenico è spogliato del fondale, delle quinte, eppure l’attenzione non è focalizzata su funi e mattoni ma sulla pedana centrale, o meglio su un contenitore colmo di terra sul quale e nel quale si svolge l’azione. L’uso del terriccio, parte attiva del movimento danzante, è visivamente e simbolicamente suggestivo: è pavimento dell’uomo primitivo e ventre materno della vita futura e passata (si pensi agli scavi archeologici). Importante anche l’uso delle voci, sovrapposte a canone o rese elettroacusticamente come echi: la loro incisività sta nella declamazione e nel suono più che nel significato. La maternità è forse l’elemento centrale dello spettacolo; il labirinto è quello degli affetti familiari, dell’inconscio, della follia, delle paure, rappresentato come un cordone ombelicale fatto di abitudini e legami complessi da cui è impossibile staccarsi se non si è disposti a soffrire, proprio come soffre la madre dando la vita. Con danza, parole, oggetti, talvolta forse con abbondanza e ridondanza; tra sofferenza e ironia, tra mito e vivacità tipica del gusto contemporaneo, Conti e Lucenti sembrano voler affermare che in ognuno di noi coesistono un Minotauro e un Teseo. E che Arianna, alla fine, è altro da noi.

Firenze – TEATRO CANTIERE FLORIDA, 14 febbraio 2020.

Benedetta Colasanti

AXTO. Oratorio per corpi e voci dal labirinto – Testo: Emanuele Conte; regia: Emanuele Conte e Michela Lucenti; coreografie: Michela Lucenti; danzatori: Michela Lucenti, Maurizio Camilli, Alessandro Pallecchi, Emanuela Serra, Filippo Porro, Francesco Gabrielli, Faustino Blanchut; impianto scenico: Emanuele Conte; luci: Andrea Torazza; costumi: Daniela De Blasio; rielaborazioni musicali: Massimo Calcagno; collaborazione al testo: Elisa D’Andrea, Luigi Ferrando; assistenti alla regia: Alessio Aronne, Natalia Vallebona, Ambra Chiarello; produzione: Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, Balletto Civile, Artisti In Piazza – Pennabilli Festival.