Il Sulmona International Film Festival
Partenza con mille emozioni

2 anni fa
8 Novembre 2018
di antoniomocciola

La prima giornata di un Festival, sebbene rodato da 35 edizioni precedenti, é sempre un po’ un salto nel buio. Lo sa bene Marco Maiorano, presidente del 36° Sulmona International Film Festival, mosca bianca per freschezza e per longevità nel panorama artistico nazionale, asfittico più che mai, e precario come sempre. Eppure, già dalla proiezione dei “corti” pomeridiani (in un giorno feriale, e dunque lavorativo) si percepiva l’elettrica curiosità dei giovani studenti in giuria, e del notevole pubblico che ha assistito al primo vagito del SIFF 2018. Quest’anno la direzione artistica del concorso é stata affidata a Carlo Liberatore, da anni una delle anime più importanti del Festival, mentre il coordinamento dello stesso é a cura di Pierlorenzo Puglielli (cui va un affettuoso pensiero), di Patrizio Maria D’Artista e dello stesso Marco Maiorano. Tra i corti in programmazione, “Mascarpone” ha molto divertito e incuriosito per il suo mix di animazione e crimine, con tante colte citazioni, “Shadow Animals” é un inquietante ritratto di famiglia con gli occhi di una bambina molto percettiva, “Summer” parla di omosessualità femminile adolescenziale in contesti di bigotta cattività, con gusto e misura, “Pater familias” di Boeri è uno squisito ritratto di un uomo maturo ai tempi dei social, “Caroline” è un ansiogeno spaccato di vita intorno a una madre oberata dalle cose della vita, “Beauty” é un lieve carillon black & withe, “Invaders” è poesia in animazione, “Shadows of endurance” è un sinistro documentario sul crack dell’America mineraria, ma sono soprattutto “Piano terra” e “Watu Wote” a colpire nel segno. Il primo, diretto da Natalino Zangaro, ha il merito di farci ammirare la sempre notevole Sandra Ceccarelli, ma è soprattutto una smagliante parabola sulla maternità, la colpa, la solidarietà, in una parola la vita. Il secondo è un breve e lancinante “giorno qualunque” nell’Africa dilaniata dai fondamentalismi. Dulcis in fundo, il lungometraggio “Il bene mio”, già ammirato al Festival di Venezia, che vede Sergio Rubini al centro di un universo di macerie (Provvidenza nella finzione, Apice vecchia – con scorci di Gravina in Puglia – nella realtà), unico abitante di carne tra ombre, ricordi, e interferenze (più o meno gradite) dal mondo “di fuori”. Pippo Mezzapesa, regista del film ed ospite in sala, ha creato un affresco di potente suggestione, politico quanto basta, poetico altrettanto, e con mano ferma (e tocchi di controllato lirismo) semina dubbi sulla rimozione del lutto, e la conseguente impossibilità di ricominciare, che ha attraversato ognuno di noi nella vita, così come l’apparente cinismo che a volte serve per sopravvivere. Un film bello e necessario, che ha il merito di portare sulla scena artisti eccellenti come Dino Abbrescia, Francesco De Vito e Teresa Saponangelo. Il Festival sulmonese andrà avanti fino al 10 novembre, con il consueto corollario di interessantissimi eventi collaterali, e sarà bellissimo, come sempre, passare del tempo in una cittadina splendida e pigra, capace di slanci artistici come in occasione di questa vetusta e autorevole rassegna, ma anche di brusche frenate e malinconiche rinunce, essendo spesso inconsapevole di tutta la bellezza che contiene.

Antonio Mocciola

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