Il teatro come impegno civile, ovvero, “Il maestro più alto del mondo”

3 mesi fa
20 Luglio 2020
di antonio gargiulo

Il maestro più alto del mondo” è lo spettacolo scritto e diretto da Mirko Di Martino e interpretato da Orazio Cerino che racconta gli ultimi giorni di Franco Mastrogiovanni, maestro della scuola elementare di Pollica, piccolo centro della provincia di Salerno, sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio nell’agosto 2009 e deceduto in ospedale psichiatrico dopo 87 ore di contenzione fisica, a causa di quella che può definirsi vera e propria tortura di Stato.

La rappresentazione portata in scena da Di Martino e Cerino è incalzante, serrata, claustrofobica: proprio come gli eventi che narra.

Con un ritmo che divora il pubblico e scandisce senza mezzi termini le lunghissime ore di calvario di Mastrogiovanni, “Il maestro più alto del mondo” si propone, riuscendoci, di parlare dell’insoluto contrasto tra pubblico e privato, tra individuo e comunità, tra la parte e il tutto.

Il medico deve tutelare la salute della persona in ogni circostanza. Attenzione: la salute, non la persona.

Questa affermazione dei sanitari, che in quelle 87 ore si susseguono nella “cura” del maestro, riecheggia dal palcoscenico come un mantra, come una giustificazione, come un principio ineluttabile perché se sei malato e non lo sai lo Stato ha l’obbligo di curarti. Anche contro la tua volontà.

Sono molteplici le suggestioni etiche, giuridiche e politiche che la vicenda di Mastrogiovanni, nella splendida visione di Mirko Di Martino, può suscitare nello spettatore.

Con incredibile tempismo, infatti, questo lavoro teatrale ci mette difronte al diritto alla salute nella sua dimensione collettiva e personale, spingendosi fino ai confini più sfumati della distinzione, in quel luogo tragico in cui l’uomo cessa di essere tale e diventa un sintomo, un bugiardino un’etichetta.

E le etichette che Mastrogiovanni si porta appresso sono ben tre: anarchico, matto, criminale.

Orazio Cerino, interprete consapevole e intenso, quelle etichette le strappa via piano, con cura meticolosa e commossa dedizione.

Tutto lo spettacolo non nasconde il turbamento dell’autore e dell’attore verso la vicenda e questa verità di sentimenti non inficia ma, anzi, esalta la raffinatezza tecnica dell’intera rappresentazione.

Ad oggi, non sono in programma date certe di future repliche ma il consiglio è di tener d’occhio festival estivi e cartelloni della prossima stagione possibile così da poter andare a vedere “Il maestro più alto del mondo”: un’ora di teatro, una scintilla di impegno civile.

Marina Salvetti

Spettacolo visto in occasione del WunderSummer 2020

Casa Tolentino, Napoli

26 giugno 2020