Interiors di Matthew Lenton, specchio catartico della nostra esistenza effimera e caduca.

2 anni fa
6 Maggio 2019
di claudio finelli

“Tutti a desiderare, a sperare, ce l’hanno messa tutta”. Così sentenzia l’unico personaggio di Interiors che “ha voce”, mentre commenta e (forse) spia il tragicomico epilogo della strana cena che si sta concludendo, in una fredda e ventosa sera di fine anno, in una casa isolata chissà dove, in mezzo al nulla.

Un successo che si ripete, quello di Interiors, creazione scenica di Matthew Lenton, prodotto in esclusiva per l’Italia da Tradizione e Turismo – Centro di Produzione Teatrale ed Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro con la regia dello stesso autore e con un eccezionale cast italiano di cui ricordiamo le indimenticabili “maschere” espressive di Sergio Di Paola e Ivan Castiglione.

Un successo che nasce, senza dubbio, dall’originale idea della messinscena che offre allo spettatore una sorta di specchio catartico della propria quotidianità e della caducità dei propri afflati e delle proprie aspirazioni.

Del resto, è proprio l’unica figura recitante, presenza ectoplasmatica esterna alla casa, che, muovendosi con disinvoltura tra passato, presente e futuro, ci ammonisce sul comune destino che ci assimila, in quanto esseri viventi, ai personaggi, loro malgrado prigionieri – come lo siamo noi – delle loro stesse esistenze, “chiusi” in quello sconosciuto e misterioso interno domestico: “Loro non possono fare a meno di essere desiderati e di desiderare. Sono brave persone. Non c’è niente di male in questo”.

Insomma, Interiors sembra restituirci la natura effimera e transitoria della nostra esistenza, relativizzandone dolori e ansie, ambizioni e brame, e suggerendoci altresì la presenza di una dimensione metatemporale e immanente, metafisica e indefinita, rispetto alla quale la nostra umana impotenza e la nostra terrena finitudine spiccano in tutta la loro drammatica e corrusca evidenza.

Con un linguaggio scenico ridotto all’essenziale, gli interpreti di Interiors, tutti bravissimi nella loro corale e affiatata capacità di esprimersi senza proferire alcuna battuta, restituiscono, con un’’equilibrata e calibrata armonia di gesti e sguardi, in un perfetto contrappunto di trasalimenti e fremiti, l’atroce e insondabile arcano della nostra fragilissima essenza.

Replica del 4/5/2019, Teatro Sannazaro, Napoli