Intervista a Fabrizio Romagnoli

5 anni fa
7 Dicembre 2015
di alessia coppola

Attore, autore, regista teatrale ed insegnante di recitazione, interpretazione canora e scrittura drammaturgica, con la sua esperienza e professionalità ha potuto raggiungere grandi traguardi: lo troviamo nel cast di alcune fiction di successo, come “L’Onore e il rispetto“, “Il Generale Dalla Chiesa“, “Crimini 2” e molte altre.

Stiamo parlando di Fabrizio Romagnoli, noto attore marchigiano che ha maturato la sua crescita professionale grazie al teatro, da sempre la culla degli attori, i quali hanno scritto o scrivono tuttora l’arte dell’interpretazione. Ha iniziato con i musical in Italia ed in Germania (“Cats”, per citarne uno).

Il 4, 5 e 6 Dicembre è stato protagonista con una nuova opera teatrale scritta e diretta interamente da lui dal titolo “Fino alla fine”, con Ilaria Antoniani ed Emilia Tafaro. Impegnato con le riprese della nuova serie tv “Un medico in famiglia” nel quale ricoprirà il ruolo di protagonista in uno degli episodi, la sua vita professionale si divide tra teatro e cinema.

1) Caro Fabrizio, alla pronuncia della parola “attore” lei cosa si sente di rispondere?

Ciao carissima e grazie per questa bella domanda! Mi viene di getto da risponderti che è un mestiere bellissimo che dà meravigliose soddisfazioni, senza negare che è un percorso durissimo da intraprendere e in cui perdurare.

2) Al giorno d’oggi ritiene che il teatro possa ricoprire ancora un ruolo fondamentale per la crescita professionale dei nuovi aspiranti attori o forse il mondo del “business show” ha preso il sopravvento?

Credo che il teatro faccia sempre da sovrano nella crescita professionale di un attore. Il rapporto diretto con il pubblico, il sapere che se sbagli non si recupera con l’ausilio della telecamera, il recitare di seguito senza interruzioni se non quelle dettate dalla parte, sono tutte sfaccettature che formano e forgiano sia l’attore alle prime armi che l’attore già in carriera. Quello che è cambiato nel corso degli anni è il mondo del “business show”, nel senso che se ora sei popolare, ossia televisivo, allora hai potere contrattuale. Una volta per diventare un attore conosciuto bisognava fare una grande gavetta e tutta costellata di successi, ora basta apparire in un reality e poi anche se ti criticano… l’importante è che ti guardino in tv. Tutto qua. Triste. Ma credo che la tendenza si stia invertendo e che la ricerca della qualità sia uno dei principi basilari delle nuove generazioni. Purtroppo chi è al potere detta legge e insiste con il guadagno facile… ma cambierà. Lo spero.

3) Cosa si sente di consigliare ai giovani registi che dopo gli studi tentano di sfondare nel mondo del cinema?

Di studiare tanto, di fare la gavetta, di imparare le lingue straniere e di andarsene all’estero. Mi dispiace ma sarò sincero… In Italia siamo indietro con i tempi e le offerte reali, non condizionate da pacchetti preconfezionati, sono limitatissime…

4) Ci parli di questo suo nuovo progetto teatrale “Fino alla fine”. Come nasce questa nuova iniziativa?

Come tutti i miei testi nascono dal pensiero claustrofobico che si instaura nelle vicende che si sviluppano all’interno delle mura domestiche. Il mio teatro contemporaneo, di cui sei atti unici sono stati già pubblicati e diverse compagnie li hanno già messi in scena, si basa sui complicati rapporti umani delle persone che si cercano e si amano. Un teatro difficile, duro, sferzante che, a detta degli spettatori, fa pensare. Per gli attori sono opportunità che poche volte capitano nella vita in quanto, definiti dai critici, testi che permettono di fare la “prova d’attore”. “Fino alla fine”, un testo in apparenza semplice, racconta di due donne che si conoscono fin dall’infanzia. Due donne che si amano e che, in nome dell’amicizia, si sono massacrate l’un l’altra. Una commedia che fra una risata e l’altra può far riflettere sul nostro complicato modo di comunicare con l’altro. Le trame dei miei testi sono nel mio sito (www.fabrizioromagnoli.it) e tutti possono leggerle. Ci tengo a dirlo perché spesso la gente parla ma non si ha un riscontro effettivo del loro operato. Nel mio sito c’è tutto quello per cui ho speso la mia vita, amo il mio mestiere.

5) La settimana seguente sarà componente in una giuria di un’altra importante iniziativa “In corto teatrale”. Alla luce degli studi e dei sacrifici compiuti per arrivare al successo, come ci si sente a prendere parte di una giuria e poter esprimere quindi il proprio pensiero con la consapevolezza di rappresentare un giudizio importante? Che consigli si immagina di poter dare ai giovani che avranno intrapreso il suo medesimo percorso?

Fare parte della giuria festival “InCorto” in scena dal 10 al 13 dicembre 2015 al Centro Culturale Artemia a Roma è per me un grande onore. In genere io incoraggio sempre i giovani a studiare e ad approfondire la loro passione per la recitazione. Quando si parla però di scrittura, divento molto serio e intransigente. Scrivere per il teatro è molto difficile e bisogna conoscere molto bene il mestiere ed il mezzo teatrale perché ci sono molte regole da rispettare. Sono molto felice quando ho la possibilità di essere in giuria nei concorsi perché sono sempre dalla parte dei giovani, non dimentico mai quanto sia stato difficile per me iniziare.

Grazie a Fabrizio Romagnoli per aver esaudito le nostre domande e curiosità, accettando di raccontarci altresì le prossime tappe della sua carriera artistica e le sue prospettive per il futuro.

Roberta Nardi