Chiamatemi Jean Claude

Marcello Cesena
1 mese fa
19 Gennaio 2021
di valerio molinaro
Chiamatemi Jean Claude

Oggi ho avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con Marcello Cesena. L’attore, conosciuto al grande pubblico soprattutto per il personaggio di Jean Claude, protagonista della fortunata e geniale serie Sensualità a corte, ha alle spalle un vasto curriculum e una lunga gavetta.

Buonasera Marcello, come stai vivendo questo momento così delicato?
Lo sto vivendo peggio della prima ondata in cui non si capiva bene cosa stesse accadendo. Ora direi che si è capito, e questo ha peggiorato le cose. Sono molto ligio ai DPCM, quindi in sostanza sto molto a casa e faccio pochissima vita sociale. Per fortuna posso lavorare in remoto (sto preparando due campagne pubblicitarie con la mia agenzia creativa); mi occupo dei miei canali social ma, purtroppo, non riesco a girare episodi di Sensualità a corte da quasi un anno. Spero di riuscire a farlo presto.

Per la tua formazione artistica quanto è stato importante il teatro?
È stato fondamentale perché all’inizio avevo molte voglie ma nessuna base tecnica di recitazione. Il teatro ti fornisce questo. In più a teatro ho conosciuto i miei “compagni di percorso” che mi hanno seguito per molti anni.

Che ricordi hai del gruppo dei Broncoviz?
Alcuni di loro sono miei amici a tutt’oggi, e con uno di loro lavoro ancora (Mauro Pirovano, la Madrina di Jean Claude). Avere la fortuna di lavorare con un gruppo affiatato come è stato il nostro è un po’ come provare l’ebbrezza di guidare una Ferrari: capisci che stai viaggiando sul mezzo migliore.

A cosa ti sei ispirato per la caratterizzazione di Jean Claude?
Jean Claude è nato nel momento in cui – sulla tv italiana – impazzavano gli “Sceneggiati” in costume, tipo Elisa di Rivombrosa. Qualche volta mi è capitato di vederli e ho subito pensato quanto potenziale comico vi fosse. i Supercattivi, i Superbuoni, il modo antico di parlare… tutti elementi che nella mia testa si sono deformati e trasformati nella feroce Madre, nel povero Jean Claude etc. Un giorno ci siamo riuniti sul set col copione che avevo scritto; io mi sono infilato il costume di Jean Claude, ho messo i dentoni e la parrucca e quando ho aperto bocca è uscita la caratterizzazione che molti conoscono. Ma – sinceramente – è nata lì, sul set.

Come è stato dirigere Aldo, Giovanni e Giacomo durante la realizzazione del film Il cosmo sul comò?
È stato molto semplice e piacevole. Lavoravo con loro da anni poiché li dirigevo negli spot WIND e al loro produttore Paolo Guerra venne in mente di offrirmi il film. È stata una pellicola complicato, divisa in episodi, ricca di effetti e di attori. Ma l’ultimo dei problemi è stato trovarmi in sintonia con loro. Sono molto affezionato sia a loro, che al loro produttore che non c’è più.

Con quale artista internazionale ti piacerebbe lavorare?
Io adoro gli attori spagnoli. Li trovo per certi aspetti molto simili a quelli italiani – per questo motivo mi viene semplice trovare con loro un feeling – ma allo stesso tempo diversissimi. Ho lavorato nel mio primo film, Peggio di Così si Muore, con Rossy de Palma, credo la faccia più incredibile e famosa di Spagna e dei film di Almodovar, ed è stato un idillio. Nel mio secondo film, Mari del Sud, accanto ad Abatantuono, ho chiamato Victoria Abril e anche con lei l’esperienza è stata fantastica e nel film è davvero bravissima. Ora mi piacerebbe lavorare con Penelope Cruz di cui ammiro, oltre la bravura, anche la versatilità.

Come è nato il tuo connubio lavorativo con la Gialappa’s Band?
Ho conosciuto i Gialappi agli inizi degli anni 2000. Sono diventato amico di uno di loro – Il “signor Carlo” – e solo qualche anno dopo ho iniziato a lavorarci insieme. In realtà era tutto un diabolico piano e li tampinavo da tempo. Venivo dall’esperienza di Avanzi, con Serena Dandini, e volevo conoscere gli altri miei idoli, cioè loro. Da qui è nata una collaborazione molto lunga, che ancora continua, e che mi ha permesso di trovare tanti personaggi che amo, Jean Claude in primis.

Oggi i giovani cercano il successo senza fare la gavetta. Che consiglio ti sentiresti di dar loro?
Io non credo affatto che il successo arrivi per forza solo se ti fai un mazzo tanto. Il successo – o comunque la gratificazione lavorativa – ha mille strade e mille scorciatoie. Grazie ai social, l’approccio allo showbiz oggi è completamente differente. E se diventi famoso trasmettendo cose dalla tua cameretta… buon per te. Vuol dire che sei bravo.

Ci racconti una curiosità legata a Marcello Cesena?
Sì. Sono stato concepito da mia madre in una notte d’estate. Lei conobbe un giovane uomo bellissimo, si appartarono sotto le stelle e scoppiò l’amore. Finito l’amore, mentre entrambi fumavano una canna abbastanza esausti, lui chiese a lei se si sentiva pronta a custodire un segreto e lei accettò. Allora lui le confessò di venire da un lontano pianeta in via di estinzione e di essere sceso sulla terra per continuare la specie. La baciò, salì su una piccola astronave a forma di supposta e volò via. Spero di non aver deluso le vostre aspettative! È un piccolo segreto che ho custodito per anni, ma mi piace averlo condiviso con voi oggi.

Valerio Molinaro

Valerio Molinaro
Valerio Molinaro nasce nel 1984 a Roma, dove frequenta il Liceo Classico presso l'Istituto Salesiano Pio XI. Il suo amore per la sceneggiatura sboccia negli anni universitari in cui si occupa di comunicazione, produzione culturale e critica cinematografica. Dopo uno stage presso la segreteria di Domenica in, si dedica completamente alla scrittura avendo la fortuna di incontrare personalità del panorama italiano dello spettacolo. Sebbene affascinato dalla televisione, capisce che la sua vera vocazione è inventare storie, iniziando a dare origine a cortometraggi e spettacoli teatrali.Da autore e regista teatrale ha scritto e diretto: Allora si può, Sono pulp perché mi chiamo Bukowski, Gratta Gratta Bang Bang! e un musical tratto dal film d'animazione Nightmare Before Christmas. Nel mentre lavora come aiuto-regista di Gino Landi in occasione della commedia Il letto ovale con Maurizio Micheli e Barbara D'Urso. Successivamente affianca Pino Quartullo nello spettacolo Occhio a quei due con Lillo e Greg.Si dedica finalmente al suo grande sogno, la realizzazione di romanzi gialli. Nel 2016 la Newton Compton pubblica A sei miglia da L' Avana, il suo esordio letterario. L'anno successivo la medesima casa editrice manda in stampa Gli Orchi non sempre sono verdi.Attualmente è impegnato nel progetto di sviluppare format televisivi e programmi radiofonici.