“La parola canta”: squarcio su Napoli

6 anni fa
9 Marzo 2015
di mariagiovanna

Toni e Peppe Servillo cantano e recitano la loro città natale in un ricco excursus tra i classici della tradizione napoletana.

Una lingua viscerale, talvolta primitiva e selvaggia, altre evocativa e poetica. Sicuramente un dialetto teatralissimo, espressione di una cultura che sa raccontarsi nelle sue mille sfaccettature. «Napule è mille culure» – per citare Pino Daniele -, colori accesi e vivaci, colori cupi e desolanti, ma sempre vivi e intensi. Il recital “La parola canta” di Toni e Peppe Servillo in scena al Teatro della Pergola di Firenze parte con un affresco eclettico della città nella poesia “Napule” di Mimmo Borrelli (autore che si è imposto all’attenzione nazionale nel 2005 vincendo il Premio Riccione con “‘Nzularchia”) in cui Napoli viene presentata in tutto il suo splendore e la sua “munnezza”, piaghe sociali e ottima cucina, vizi e tradizioni, modi di dire e abitudini criminali. Un quadro completo, reso gustoso e irruente dalle parole dell’autore e dalla splendida interpretazione di Toni Servillo (Premio Oscar, insignito la settimana scorsa della laurea honoris causa in Discipline della Musica e del Teatro dall’Università di Bologna) che raggiunge il culmine con “Vincenzo De Pretore” di Eduardo De Filippo, seguita con attenzione, ammirazione e tante risate dal pubblico in sala.

Solis-String-QuartetAlla poesia si affianca la canzone in cui si esibisce il fratello Peppe, il quale incanta per la sua capacità di coinvolgere tutto il corpo richiamando l’arte del melologo, tanto cara a Raffaele Viviani di cui viene, tra le altre, recitata “’O guappo ‘nnammurato”. Tra i pezzi-simbolo della canzone napoletana troviamo anche “Canzone appassiunata” di E. A. Mario (pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta, noto ai più per aver composto le musiche di “Tammurriata nera”) e “Guapparia” di Libero Bovio. Non possono mancare i classici “Dove sta Zazà” di Raffaele Cutolo e Giuseppe Cioffi e “Maruzzella” di Enzo Bonagura e Renato Carosone interpretati dai fratelli a due voci. Ad accompagnare poesie e canzoni un gruppo di alto livello artistico, il quartetto d’archi Solis String Quartet composto da Vincenzo Di Donna (violino), Luigi De Maio (violino), Gerardo Morrone (viola) e Antonio Di Francia (violoncello); una formazione che vanta già collaborazioni importanti quali Claudio Baglioni, Adriano Celentano, Eduardo Bennato, Gianna Nannini ed Elisa; con quest’ultima salirono sul palco di Sanremo nell’anno in cui vinse il festival (2001).

L’omaggio dei Servillo alla tradizione partenopea riesce a mostrare Napoli attraverso poesia, musica e canzoni rivelandone l’ossimoro – come direbbe il drammaturgo Enzo Moscato – che la caratterizza nel profondo, quel misto di sacro e profano che si esprime sia nell’amore appassionato che in un rabbioso turpiloquio. Ed è proprio in Moscato (di cui Toni recita “Litoranea”) che ritroviamo il pastiche linguistico di una terra saccheggiata, martoriata, ma anche una fenice che rinasce continuamente dalle sue ceneri. L’ibridazione linguistica che il dialetto subisce nel suo incontro tra l’alto e il basso sociale, tra il nativo e lo straniero – che nei secoli lo ha contagiato -, ha solo arricchito la capacità espressiva di questa lingua che si manifesta non solo nei significati delle parole, ma anche nella loro onomatopeica sonorità. È così che il pubblico fiorentino, pur non conoscendo l’idioma, ne apprezza la forza e la bellezza dimostrando grande approvazione ai Servillo e alla cultura napoletana con scroscianti applausi. Per ringraziare il consenso ricevuto Toni e Peppe Servillo salutano gli spettatori della Pergola con gli ultimi due brani: “Cose sta lengua sperduta” del poeta Michele Sovente e la canzone ottocentesca “Te voglio bene assaje”, recentemente rivisitata.

Firenze – TEATRO DELLA PERGOLA, 3 marzo 2015

Mariagiovanna Grifi

LA PAROLA CANTAconcerto-reading di e con: Toni e Peppe Servillo; Produzione: Teatri Uniti. Musiche del Solis String Quartet: Vincenzo Di Donna (violino), Luigi De Maio (violino), Gerardo Morrone (viola), Antonio Di Francia (cello). Foto: Monica Silva.