La Scortecata, Una fatazione quasi perfetta

2 anni fa
2 Febbraio 2019
di mariarosaria mazzone

A quasi un anno e mezzo dal debutto spoletino, arriva finalmente sui palcoscenici partenopei – al Teatro Bellini – La Scortecata, spettacolo liberamente tratto dal racconto di Giambattista Basile, per la regia di Emma Dante. L’opera seicentesca dello scrittore napoletano – Lo cunto de Li cunti overo lo trattenemiento de peccerille (1636), cinquanta fiabe raccontate da dieci novellatrici in cinque giorni – è stata più volte fonte di ispirazione sia per il teatro che per il cinema. Francesco Rosi nel 1967 dirige il film C’era una volta, dopo quasi dieci anni nel 1976 sulle tavole del palcoscenico Roberto De Simone rende celebre la storia de La Gatta Cenerentola divenuto poi due anni fa, un film di animazione, e ultimo non ultimo Matteo Garrone nel 2015 basandosi su tre fiabe – La Cerva, La Pulce, La vecchia scorticata – realizza Il Racconto dei Racconti.

La Dante ha quindi toccato un territorio minato, il cui immaginario è conosciuto, ma l’ha fatto con grazia, originalità e personalità.

Una scena scarna, due sedie pieghevoli, un tavolino su cui è appoggiato un castello fiabesco, una cassapanca sul fondo della scena, cala il buio ed entrano le due protagoniste: Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola.

Le due sorelle, vecchie bacucche, si connotano inizialmente con movimenti lenti, studiati, precisi, reiterati, che ci conducono, passo dopo passo – in un ritmo che diviene sempre più incalzante – nella loro dinamica familiare, nelle loro disillusioni di persone anziane, nella loro non accettazione della vecchiaia, nei loro sogni, nelle loro “fatazioni”. Ci raccontano un quotidiano abitudinario ma allo stesso tempo bizzarro, dai tratti fiabeschi e sognanti. Lo fanno vivendo la scena, riempiendola di gesti, di battibecchi, alterchi volgari  – e non manca in questo caso l’omaggio a De Simone – di litanie dialettali; creano immagini con i corpi, con i vestiti, con i pochissimi oggetti presenti in scena, supportati sempre da un esperto gioco di luci.  Quattro canzoni legate al mondo partenopeo – Comme facette mammeta interpretata da Pietra Montecorvino, Mambo italiano (colonna sonora di Pane Amore e Fantasia), Reginella cantata da Massimo Ranieri e Cammina Cammina di Pino Daniele – accompagnano l’escogitare delle due vecchie sorelle. Canzoni diffuse a tutto volume che producono un effetto straniante.

Ma ciò che più convince di questo adattamento sono i due interpreti, impeccabili nel calarsi nel corpo di due vecchie donne, nello scambiarsi i ruoli, nel continuo alternarsi, nel cambiare registro di voce e personaggio, spendono tutto loro stessi, non si sottraggono, vivono appieno la scrittura scenica e la scrittura drammaturgica diretti da una regia puntuale, che come sempre, non lascia nulla al caso.

Se ci fosse stato un ancor più attento studio del dialetto, e senza le due ultime canzoni, dai toni ammiccanti, lo spettacolo sarebbe stato perfetto.

Mariarosaria Mazzone

Teatro Bellini, 30/01/2019

La Scortecata

Liberamente tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile

testo e regia Emma Dante

con Salvatore D’Onofrio, Carmine Maringola

elementi scenici e costumi Emma Dante
luci Cristian Zucaro

coproduzione Festival di Spoleto 60, Teatro Biondo di Palermo in collaborazione con Atto Unico, Compagnia Sud Costa Occidentale, coordinamento e distribuzione Aldo Miguel GromponeRoma.