L’Aida al Teatro Regio
A Torino si comincia dall’Egitto

5 anni fa
21 Ottobre 2015
di antoniomocciola

Ore 20, al Teatro Regio di Torino si alza il sipario sulle prime note dell’Aida di Giuseppe Verdi eseguita brillantemente dal maestro Gianandrea Noseda, fiore all’occhiello dell’opera torinese e non solo, riconosciuto come uno dei più importanti direttori d’orchestra della sua generazione.
La regia, come già avvenne nel 2005 è di William Friedkin (il braccio violento della legge, 1971 – l’esorcista, 1973) che non facendo nessuna rivisitazione dell’opera né alcuna modernizzazione, segue le intenzioni del compositore. Verdi teneva molto non solo alla sua musica ma anche alla sua messa in scena seguendo personalmente le opere là dove venivano eseguite: gli spettatori ringraziano il regista. L’Aida fu commissionata a Verdi in occasione dell’inaugurazione del Canale di Suez nel 1869 e andò in scena per la prima volta al Cairo nella notte di Natale del 1871. Non risulta da nessun documento che il compositore abbia fatto studi sulla musica e sul folclore orientale; viene naturale pensare che si tratti di elementi esotici, creati istintivamente e autonomamente dal musicista con chiari riferimenti melodici alla musica araba. Una simpatica coincidenza è che proprio quest’anno, in cui è stato ingrandito il Canale di Suez, l’opera verdiana sia tornata a Torino.
Vorremmo ancora ricordare l’importante collaborazione del Museo Egizio che ha partecipato all’allestimento creando così un ponte fra due delle più importanti istituzioni culturali torinesi e trasportando lo spettatore nel fascinoso mondo dell’antico Egitto.
Il cast è di elevato valore timbrico come richiesto dall’opera: Kristin Lewis (Aida), Marco Berti (Radamès), grande Anita Rachvelishvili (Amneris), Mark S. Doss (Amonasro) ecc. Meritati gli applausi per il balletto e per il coro, diretto da Claudio Fenoglio, sempre all’altezza della situazione.
Il vero grande momento del balletto è collocato nel finale del secondo atto, per rappresentare in modo spettacolare la sfilata delle truppe vittoriose. Per queste danze, Verdi si rifece ai modelli parigini; in realtà contava di portare l’opera a Parigi dove infatti arrivò nel 1880 e in cui però fu costretto ad ampliare le parti dedicate al balletto.
Per quanto riguarda l’atmosfera, sicuramente raggiunge il proprio culmine nella scena notturna sulle rive del Nilo in cui la solitaria voce di flauto giunge da lontano come una melodia pastorale.
Torino, Beppe Di Frisco

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