“Le Figlie di Salem”, le streghe innocenti di Diabolo Edizioni

1 anno fa
14 Dicembre 2019
di gaetano cutri

Siamo abituati ad immaginare queste figure come arcigne vecchiacce nascoste in casette fatte di marzapane per attirare i bambini da divorare oppure come figure magiche legate alla cattiveria e alla malvagità, pronte a tessere degli incantesimi ad ignare vittime.

L’immagine della strega però, nella storia è stata anche costellata di eventi tragici che purtroppo hanno messo in evidenza ancora di più l’ignoranza e la pessima disposizione delle cariche importanti di un villaggio nelle mani di arrivisti pronti a coprire i propri “peccati” additando invece chi riesce a vivere in modo naturale e sociale.

E’ esattamente questo che mette in evidenza “Le figlie di Salem” un graphic novel firmato Thomas Gilbert pubblicato in Italia da Diabolo Edizioni, un lavoro davvero interessante che si presenta in modo eccellente già nella sua forma: uno splendido libro con copertina rigida che già dalla copertina fa notare il passaggio pericoloso di varie donne, abitanti del tristemente noto villaggio di Salem.

La storia è quella di una piccola contea del New England che alla fine del ‘600 si vide protagonista di tragiche esecuzioni ai danni di donne tacciate di stregoneria, ma in realtà soltanto troppo emancipate per una direzione retrograda e maschilista da parte di un reverendo ovviamente legato a preconcetti vetusti e intento a coprire veri peccati.

Con uno stile di disegno che ricalca alla perfezione lo scenario horror, in senso lato, che il lavoro vuole proporre, “Le figlie di Salem” racconta esattamente, fin dal principio, lo sviluppo della vicenda, con i primi contatti di una ignara 14enne con un elemento di una tribù che abitava il bosco fino ad arrivare ad un’escalation di violenza fisica e psicologica ai danni di tutto un popolo.

La crudezza di alcune immagini, soprattutto verso la fine, è strettamente necessaria per comunicare al lettore il vero orrore di quella storia, non dal punto di vista letterario del termine, ma mettendo in luce un problema che in fondo, ancora oggi, secoli dopo, ci troviamo in misura differente a vivere sulla nostra stessa pelle.

Gaetano Cutri