Le vie dei Festival. “SCANNASURICE”: tradizione e perdizione senza linea di confine

5 anni fa
28 Settembre 2015
di alessia coppola

Una griglia grigia, una parete di tumuli vuoti, canto di “passione” echeggia e sconvolge prima ancora che il dramma inizi.scannasurice-2

Sinuosa androgina Imma Villa si insinua e scivola fra i cunicoli. Tana, rifugio, prigione o semplicemente casa.

Lo spettacolo, “Scannasurice“, tratto da un testo di Enzo Moscato del 1982 con la regia di Carlo Cerciello, colpisce l’anima, la trafigge e la sconquassa con un terremoto di emozioni e rimandi. La leggenda popolare, il mito, la tradizione si fanno spazio fra le macerie insieme con il dramma della realtà.

scannasurice-immavilla

 L’immensa interpretazione della Villa tiene gli  spettatori col fiato sospeso. Seguono ogni  movimento dell’attrice, entrano ed escono dalla  tana e, come topi, osservano e vivono insieme a  quest’umanità ormai derelitta.

 Topi, surice, zoccole, sinonimi di una razza  prepotente, di una colonia  padrona e talvolta  persino compagna delle anime ormai ridotte in macerie. E’ un popolo disceso negli inferi della miseria e della povertà dove troppe son le genti, tante da esser pesino avvelenate e come topi sterminate.

Imma Villa è la voce narrante e al contempo protagonista di quest’incedere vitale che non conosce limiti né povertà sufficiente, è la napoletaneità che vibra, trema e sussurra, come la vecchia ‘mbriana e ‘o munaciell protegge e condanna, portatrice di presagi di sventura o di buona sorte.

E’ uno spettacolo suggestivo, profondo. Nel buio delle viscere, i lumi e le piccole perpetue luci di morte illuminano un popolo e la sua anima provata e mai sconfitta.

Si spoglia, si riveste, si scopre e si traveste, é una continua ricerca di identità, di affermazione, di quell’ “Io esisto” che da sempre affanna chi nonostante martoriato non é mai disilluso.Scannasurice - Cerciello

 E’ l’urlo di chi ama, di chi vive, di chi muore non per pigrizia o inerzia, non per rassegnazione, ma per assoluta, drastica, crudele propria decisione. L’orgoglio che distingue talvolta estingue.

I costumi avvolgono come una seconda pelle, riscaldano le pellicce e le ciabatte di lana, le calze a rete invogliano e il rosso attrae. Muta l’identità: tutti e nessuno,  ciò che ognuno vuole, Imma Villa è nu femmeniell, creatura quasi mitologica che vive tra l’ambiguità e l’eccesso, incarnando la solitudine e il desiderio, la lussuria e la povertà.

Impeccabile la regia, senza sbavature né esitazioni, certa, sicura, mirabile.

Settanta minuti di teatro, dell’infinito ciclo vita-morte-vita.

Roma, Teatro Vascello, 25 settembre 2015

Elena Grimaldi