“L’Uomo Rondine”: un monologo al maschile di e con Maurizio Lombardi

5 anni fa
28 Aprile 2016
di mariagiovanna

Un nido d’arte per le antiche strade di Firenze al Teatro Lumière.

Firenze, due estati a confronto: quella calda ed afosa del 1930 e quella violentata e bersagliata dai cecchini del 1945. Questa l’ambientazione dell’ultimo lavoro di Maurizio Lombardi, in scena al Teatro Lumière per tre repliche consecutive con “L’Uomo Rondine”. Con lui sul palco il musicista Giuseppe Scarpato, che ha eseguito live gli arrangiamenti e la colonna sonora dell’intero spettacolo. Il sipario si affaccia su una vecchia soffitta nel quartiere di San Frediano, luogo storico e popolare della città, dove le strade sono ‹‹un via vai di barrocci, carretti, sottane, zoccoli, sartine innamorate e fruttivendoli a vociare››. Proprio nel solaio di un palazzo di via Maggio due ragazzi, Ettore e Domenico, si incontrano. Figlio del padrone di casa il primo, dello stalliere e patito per le rondini il secondo, nel timido ed aureo squarcio dell’infanzia stringono un forte legame e come spesso accade ‹‹quello che succede quando giocano i bambini porta con sé tutta la perfezione del creato››. Pur appartenendo a due classi sociali diverse, sfidano una delle tante leggi sociali, quella dell’amicizia, capace di unirli e separarli per poi farli ritrovare in tragiche circostanze.

Il lavoro di Lombardi mette a fuoco un importante periodo storico della realtà fiorentina, facendolo rivivere con la sua voce e i tanti personaggi delle sue storie, avvalendosi di una scenografia asciutta ma evocativa, che narra come un attore ogni volta diverso protagonista della trama stessa. La sua vicenda si dipana in due momenti fondamentali: l’incontro tra due bambini in un sottotetto pieno di rondini e vecchie anticaglie, e la testimonianza dei danni subiti dalla città di Firenze, nonché delle sue opere d’arte, durante i bombardamenti del 1945, quando due fanciulli ormai diventati uomini si rincontrano sul campo di battaglia, uno è un partigiano, l’altro un cecchino.

La guerra, le granate, le rovine e tutta la distruzione che ne segue si antepongono alla purezza dei ricordi infantili, alla speranza e alla ricostruzione di una città nello sgomento. Immagini simboliche di un’estate tra le macerie e le nuvole di fumo che circondavano il centro storico e la Cupola del Brunelleschi, ma anche la caduta di Ponte alla Carraia e Santa Trinita, purtroppo ridotti a tre mucchi semisommersi. La drammaturgia di Maurizio Lombardi scava dentro le reminescenze intrecciate dei suoi protagonisti Ettore e Domenico, vittime disgraziate di un conflitto i cui effetti hanno profondamente logorato i delicati equilibri. In un clima emotivo che lascia lo spettatore suggestionato ed affranto, rimane l’eco delle perdite subite e dell’ingiusta devastazione di un luogo d’arte, ma anche l’immenso e felice universo fanciullesco, gli sguardi e i sorrisi di due amici liberi e senza limiti.

FIRENZE – TEATRO LUMIERE, 15 APRILE 2016.

Mara Marchi

L’UOMO RONDINERegia: Maurizio Lombardi; Musiche: Giuseppe Scarpato; Costumi: Ceri Vintage Firenze; Luci e Fonica: Nicola Magnini; Interpreti: Maurizio Lombardi.