“Maledetto sia il traditore della sua patria!”: feroce denuncia sulle responsabilità nelle tragedie di guerra

6 anni fa
18 Maggio 2014
di admin

In prima nazionale al Teatro Florida lo spettacolo del regista Oliver Frlji?, ‘enfant terrible’ della nuova drammaturgia balcanica.

_ 12. Maledetto sia il traditore della sua patria _ Slovensko Mladinsko -®Ziga KoritnikUsciamo da teatro indispettiti, contrariati, con lo stomaco contratto come se avessimo ricevuto un pugno violento e inaspettato. Siamo quasi indignati: «Ma come si permettono? Noi non siamo così! E poi… era proprio necessaria tanta volgarità?». Una volta all’aria aperta facciamo un bel respiro e ci sentiamo finalmente sollevati: «È finito!». Pian piano però, le idee si schiariscono e capiamo le cause del nostro malessere. Nessuno ama farsi ‘sbattere in faccia’ le proprie colpe. Ancor più se le accuse che vengono mosse corrispondono a verità. E, in questo caso, seppur attraverso lo specchio deformante del teatro, vengono denunciate responsabilità personali e collettive drammaticamente innegabili. Troppe volte siamo stati spettatori indolenti del dramma altrui, pronti a girare lo sguardo per non essere coinvolti. L’accidia è uno dei sette vizi capitali e siamo appena stati condannati senza possibilità di appello.

È questo ciò che si prova alla fine dello spettacolo “Maledetto sia il traditore della sua patria!”, allestito dalla compagnia Slovensko Mladinsko Gledališ?e di Lubiana (Slovenia) e presentato in prima nazionale al Teatro Cantiere Florida di Firenze. L’occasione è offerta dal festival Fabbrica Europa, che ha deciso di proporre al pubblico italiano le voci più innovative della scena teatrale dell’area dell’ex Jugoslavia, a vent’anni dall’assedio di Sarajevo. E proprio da qui parte la pièce di Oliver Frlji?, tra i massimi esponenti della nuova generazione di registi balcanici e sicuramente il più provocatorio. Il riferimento alla guerra serbo-bosniaca è chiaro sin dal titolo, che richiama l’ultimo verso dell’inno nazionale di un paese ormai defunto. Grazie al coraggioso atto di denuncia, sia dell’intolleranza interna al paese, ma anche contro la politica europea (e italiana) che è rimasta a guardare, lo spettacolo è stato premiato nella sezione “Teatro politico” dell’International Festival on New Theatre di Omsk (Russia) come miglior creazione collettiva, oltre che per il miglior attore giovane, Uroš Kaurin, al Maribor Festival in Slovenia.

Dal punto di vista drammaturgico il testo, in gran parte basato sulle improvvisazioni degli attori, è costruito in maniera quasi ciclica, con la proposta di una serie di ‘storie’ che si concludono tutte, inevitabilmente, allo stesso modo: uno degli attori spara contro gli altri, uccidendoli, e poi punta, inesorabilmente, la pistola contro se stesso. Perché in guerra non esistono vincitori, ma solo vinti. Anche per questo la performance è sconvolgente. Non è prevista nessuna possibilità di salvezza, nessuna redenzione. E gli attori, tutti straordinari, si immedesimano a tal punto nel ruolo da rendere tangibili il dolore, l’angoscia, l’oppressione dell’ineludibile che sono insiti nelle vicende narrate. Vicende ancor più crudeli perché sappiamo essere vere.

Come accennavamo, lo spettacolo è spesso volgare, eccessivo. Ma le tematiche che affronta non possono essere trattate con delicatezza. Infatti, se il filo conduttore è il dolore, vengono messi in scena anche pericolosi tabù. Due, in particolare, gli episodi da ricordare: il primo è quello sugli stupri di guerra, in cui l’Italia fu tristemente coinvolta. E ancora oggi non si conoscono i numeri esatti delle vittime di quella strategia di abusi sessuali che le forze serbe condussero verso migliaia di donne e bambini musulmani bosniaci. L’altra è quella delle fosse comuni e della pulizia etnica. Episodi, l’uno e l’altro, che minano alle basi quello che è il valore della dignità umana. Si pensi al momento in cui gli attori, posti uno accanto all’altro, in faccia allo spettatore, piangono e cominciano a spogliarsi, in maniera esasperatamente lenta, dei propri indumenti. Una volta nudi, privati della dignità, vengono uccisi, buttati in fosse comuni e anche i loro cadaveri vengono profanati attraverso una mimica che richiama troppe foto di guerra.

Uno spettacolo rumoroso, dunque, (all’ingresso invitano a indossare dei tappi per le orecchie) e pensato per creare rumore.

FIRENZE – Teatro Cantiere Florida, 10 maggio 2014

Lorena Vallieri

MALEDETTO SIA IL TRADITORE DELLA SUA PATRIA! – Slovensko Mladinsko Gledališ?e (Lubiana). In lingua originale con sottotitoli in italiano. Regia, allestimento, costumi e selezione musicale: Oliver Frlji?; assistente alla regia e consulente movimenti: Matja? Fari?; testo (basato sulle improvvisazioni degli attori): Oliver Frlji?; drammaturgia: Borut Šeparovi?, Toma? Toporiši?; disegno luci: Oliver Frlji?, Toma? Štrucl; suono: Silvo Zupan?i?; stage manager: Urša ?erv.

Interpreti: Primo? Bezjak, Olga Grad, Uroš Kaurin, Boris Kos, Uroš Ma?ek, Draga Poto?njak, Matej Recer, Romana Šalehar, Dario Varga, Matija Vastl.