“Maratona di New York”: una lunga corsa per imparare il senso della vita

6 anni fa
28 Dicembre 2014
di mariagiovanna

Approda al Teatro Puccini di Firenze la pièce di Edoardo Erba interpretata da Cristian Giammarini e Giorgio Lupano.

“Maratona di New York” di Edoardo Erba può essere annoverata tra gli esempi più interessanti della drammaturgia italiana contemporanea. Lo dimostra il successo riscosso sin dall’esordio, nel 1992, quando ottenne il premio Candoni Arta Terme per la drammaturgia radiofonica. Segno inequivocabile che l’efficacia della sua struttura dialogica va ben aldilà della fascinazione legata alla messa in scena. È però in teatro, dove sfida fisica e sfida verbale si incontrano e si scontrano, che la pièce offre tutta la sua multiforme sfuggevolezza, lasciando lo spettatore con il fiato sospeso fino all’ultimo istante. È così dal 2 febbraio 1993, quando debuttò sul palcoscenico del Teatro Due di Parma con regia dello stesso Erba, scene di Tiziano Santi illuminate da Claudio Coloretti, interpreti Luca Zingaretti e Bruno Armando. Da allora è stata ininterrottamente rappresentata e apprezzata in diciassette lingue differenti e può vantare dieci edizioni a stampa, di cui tre italiane. Nel 2009 è stata scelta da due attori del calibro di Cristian Giammarini e Giorgio Lupano che, nella doppia veste di registi e interpreti, hanno realizzato un fortunato spettacolo, giunto nel 2014 alla quinta stagione di repliche e proposto anche al pubblico fiorentino dal Teatro Puccini.

Sul palcoscenico due personaggi, Mario e Steve, trentenni in tenuta da corsa impegnati nell’abituale allenamento serale. Un training fisico quotidiano che scivola leggero lungo strade campestri, tra fiato, muscoli e discorsi poco impegnativi. Sopra di loro un cielo limpidissimo e stellato, che comunica allo spettatore un senso di estrema libertà e di pace interiore. Il silenzio di tanta immensità è interrotto solo dal rumore delle ampie falcate dei due attori, sottofondo sonoro ai loro dialoghi e all’intera azione. Ma mentre il linguaggio motorio prosegue costante, quello verbale comincia, in maniera quasi impercettibile, ad avere cortocircuiti di senso, blackout sempre più evidenti. Si inciampa così in malesseri fisici e vuoti di memoria, indizi di qualcosa che non funziona come dovrebbe. Dalle chiacchere su calcio, donne e filosofie di vita si scivola verso una crescente inquietudine esistenziale e un crescendo di domande di Mario all’amico Steve, a volte senza risposta, a volte con rivelazioni imprevedibili.

E solo all’ultimo la pièce svela la sua vera natura: la rappresentazione del sogno di un’anima in coma che sta esitando ad abbandonare il proprio corpo. Quelli a cui abbiamo assistito sono gli ultimi istanti di una vita, e noi, inconsapevoli, abbiamo corso, lottato, faticato al suo fianco nel conflitto tra l’andare avanti e il fermarsi, tra il vivere e il morire. Perché, come ha affermato lo stesso Erba, «il teatro è la rappresentazione di un conflitto interiore».

Firenze – TEATRO PUCCINI, 29 novembre 2014

Lorena Vallieri

MARATONA DI NEW YORK – ArtistiAssociati in collaborazione con Teatro Stabile delle Marche, AMAT e Comune di San Benedetto del Tronto; autore: Edoardo Erba; diretto e interpretato da Cristian Giammarini e Giorgio Lupano; luci di Mauro Marasà;  video di Massimo Federico.