Napoli ’43. Scenario Evento per il 70esimo D.Day Napoletano

7 anni fa
8 Novembre 2013
di admin

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Napoli ’43. Scenario Evento per il 70esimo D.Day Napoletano, è il suggestivo titolo dell’ultima piéce del drammaturgo Enzo Moscato che ne ha curato anche la regia.

Lo spettacolo rappresentato in occasione del 70 anniversario delle “”, promosse dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, il 28 e il 29 settembre scorsi al Teatro Nuovo, ha inaugurato anche la stagione invernale 2013/2014 del Teatro di Montecalvario.

“Un cunto leggendario delle storiche giornate del 1943″ è il sottotitolo che già chiarisce l’humus della narrazione corale, attraverso la quale Moscato, ci conduce ad esplorare il mondo di questa sua nuova e importante opera teatrale.

Sin dall’inizio – con tutti gli attori in scena (filologicamente appropriati i costumi di Tata Barbalato) in una voluta penombra che viene illuminata all’apparire, di volta in volta, dei vari personaggi che compongono il mosaico scenico con le bellissime luci di Cesare Accetta – si ha l’impressione di assistere alla summa di tutta la poetica dell’autore. Perchè Enzo Moscato con questo testo multiforme che possiede diversi piani di lettura ha, a nostro avviso, universalizzato in modo totalizzante la sua poetica teatrale.

Una narrazione che procede e si evolve, appunto, per frammenti poetici, come una “suite aspra e armoniosa”, attraverso la quale sono restituiti gli eventi, i sentimenti, i personaggi che diedero luogo a quella pagina eroica della storia napoletana riguardante l’ultimo conflitto bellico.

“Napoli 43 – dichiara Moscato – è un lavoro su frammenti. Un lavoro fatto su scampoli, ritagli, lembi esigui di qualcosa che una volta è stato intero. Non un vero e proprio lavoro da sarti, no, sarebbe presuntuoso. Piuttosto un umile lavoro da aggiustatore, da rimediatore, da risanatore, se possibile, di ciò che ora è lacerato, rovinato, irrimediabile, nella sua interezza e integrità, che un tempo, certo, ha avuto. E’ questo il senso – l’unico senso – che può avere oggi, per noi, lavorare e riflettere sulle convulse giornate che i Napoletani vissero, per circa 100 ore, nel lontano settembre-ottobre 1043”.

Tutto questo si traduce in uno spettacolo di profondo epos, dove entrano in campo davvero i cunti leggendari, perchè Enzo Moscato attraverso la sua drammaturgia non solo riapre il discorso sulle 4 Giornate, sull’ardore di quei giorni, ma lo fa in maniera appunto epica, ritrovando le fila del tramandare oralmente, del racconto antico, di quello che è legato alle origini e si perde nella notte dei tempi.

Pertanto ciò che i vari personaggi – raggrumati dalla regia dello stesso Moscato in una stilizzata e coinvolgente azione scenica – testimoniano, raccontano, non sono soltanto gli accadimenti di quelle frenetiche giornate, ma anche il sottile legame che questi fatti evocano: cioè l’appartenenza al “mito”, alla ascendenza della città che è legata da sempre alla sacralità della sua storia millenaria, ai suoi riti e di certo ai suoi misteri.

E qui entra in campo la summa della poetica del drammaturgo napoletano: quel profondo sentire, quell guardare oltre, quell’indagare attraverso le “visceri” della città, in una cultura alta e bassa, dove c’è un “sopra” e “un sotto”, dove la vita e la morte si incontrano e si sposano in continuazione. Ed è questo che trasforma i personaggi in “anime”, in ombre, in trapassati che evocano la loro storia all’ombra della enorme pagina di Storia che furono “Le Quattro Giornate”.

I personaggi della piece, le voci di questa coralità attraverso il loro dire si fanno essi stessi “Storia”, attraverso l’esperienza di ognuno, che Moscato reinventa, fa vivere e rivivere, essi diventano eco del monito che possono evocare ancora oggi.

Grande spettacolo, grande drammaturgia, dove il linguaggio si contamina continuamente negli affascinanti suoni barocchi e terragni o di sottile, evanescente vena poetica. Una scrittura che richiama la Memoria di una città come Napoli, colma di luci ed ombre, una memoria veicolata da un linguaggio che evoca e sconfina nell’immaginario, in un rarefatto chiaroscuro. A questo proposito sono da sottolineare le bellissime immagini sceniche dell’artista Mimmo Paladino, che sottolineano il patos e la cifra stilistica della piece.

Una straordinaria suggestione questa nuova piece di Enzo Moscato che lo conferma come poeta e drammaturgo tra i più grandi della scena contemporanea, oltre alla sua grande fascinazione e affabulazione scenica come attore.

Straordinaria la compagine attoriale che Moscato ha riunito per l’occasione: attori che hanno fatto la tradizione del teatro napoletano insieme ai “suoi” attori di sempre. Eccellenti e di grande impatto scenico: Antonio Casagrande, Benedetto Casillo, lo stesso Moscato,Cristina Donadio.

Ancora Gino Curcione, Enza Di Blasio, Salvatore Chiantone,Salvatore Cantalupo, Carlo Guitto, Rita Montes, Gino Grossi, CiroD’Errico, Paco Correale, Serena Furfaro. I giovani: Giuseppe Affinito, CaterinaDi Matteo, Francesco Moscato, Giancarlo Moscato, Manuela Mosè e la partecipazione di Lucia Celi, Rosa Davide, Donatella Sbriglia, nonchè i piccoli Maria Pia Affinito, Isabel e Oscar Guitto.

Intense le musiche originali di Carlo Romano che accompagnano l’azione in tutta la sua drammaticità. Un testo di grande impatto contemporaneo e storico. Lunghi applause finali. Da vedere.

Delia Morea