Nella mente di Christopher Nolan

3 settimane fa
7 Ottobre 2020
di antonio gargiulo

Christopher Nolan è un genio, inutile girarci intorno! Uno di quei cineasti visionari che rivoluzionano il cinema e la sua fruizione, appallottolando la linearità temporale dei film e facendo canestro nello stupore degli spettatori.

Famoso al grande pubblico per la trilogia del cavaliere oscuro (reboot della saga cinematografica del supereroe Batman), Nolan ha alle spalle un curriculum e un pedigree di primissimo ordine.
Appassionato di fotografia fin da bambino, Christopher realizza diversi cortometraggi e nel 1989, ad appena 19 anni, riesce a far proiettare il suo primo corto sul canale americano PBS. Non ancora trentenne ha la possibilità di dare libero sfogo alla sua fantasia non appena conosce Emma Thomas, produttrice e sua futura moglie.

Scrive e dirige il suo primo lungometraggio: Following, un noir in bianco e nero a bassissimo budget, in cui oltre a firmare la regia e la sceneggiatura, cura anche la fotografia, il montaggio e la produzione della pellicola.
Nel 2000 Nolan inizia il nuovo millennio alla grande, dando vita a Memento, film tratto da un racconto breve scritto dal fratello Jonathan.

L’opera ha un tale successo da far drizzare le orecchie al regista e produttore Steven Soderbergh, che gli affida la regia di Insomnia, remake hollywoodiano di un thriller psicologico norvegese, caratterizzato da un cast stellare (Al Pacino, Robin Williams e Hilary Swank si rincorrono in un’Alaska angosciante dove il tempo si dilata).

Con il successo arrivano i grandi kolossal (oltre alla già citata trilogia sull’uomo pipistrello) Nolan partorisce The Prestige, Inception, Interstellar, Dunkirk fino al recente Tenet.
In ogni pellicola gli elementi visionari e visivi del regista la fanno da padrone: il suo punto di vista è difficile, labirintico e originale.

Tematiche come la vendetta, il tempo dilatato, l’ossessione, l’inganno, il tormento interiore, il confine tra realtà e la percezione della stessa, sono pennellate ricorrenti nel quadro narrativo del regista. A differenza degli intrecci dei film, il mero linguaggio cinematografico di Nolan è invece semplice, caratterizzato da inquadrature classiche e da pochi movimenti di macchina.

Scelta singolare, per la realizzazione di alcuni dei suoi film, è l’utilizzo di cineprese IMAX, telecamere ad altissima risoluzione utilizzate per lo più per girare documentari. Questa tecnologia, secondo lo stesso regista, è più coinvolgente del 3D e rende il film un vero e proprio evento in cui immergersi.

Il tempo e il labirinto sono le due figure più ricorrenti nell’arte di Nolan: il tempo viene continuamente alterato, come un oggetto di plastilina nelle mani del regista, mentre il labirinto, onirico o psicologico, è il luogo in cui Nolan fa naufragare i suoi personaggi e gli spettatori.
Si diverte a giocare con i sensi del pubblico e ci riesce alla grande!

Valerio Molinaro


 


 

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