“Nessuna parola già detta andrebbe abbandonata mai, in teatro”

3 mesi fa
10 Agosto 2020
di mariarosaria mazzone

Estate 2020, l’anno della pandemia che ha coinvolto tutti sconvolgendo abitudini e routine, ma che non ha scalfito le passioni, così seppur nelle naturali difficoltà torna il Positano Teatro Festival. Nato in sordina, all’alba del nuovo millennio, grazie all’intuizione e alla imprescindibile passione di Gerardo D’andrea, ancora oggi accogliente e lungimirante direttore artistico il festival passa da tredici a tre serate, fatte di premiazioni a Mariano Rigillo cui va il premio Annibale Ruccello, ai fratelli Daniele e Gabriele Russo per l’interpretazione e la regia de “Le cinque rose di Jennifer” di Ruccello; è fatto di musica nella voce di Antonella Morea, ma il protagonista assoluto è il teatro…come quello di Enzo Moscato.

La scena – nel suggestivo anfiteatro di Piazza dei Racconti –  è scarna, vi sono leggii a cui sono appesi una camicia bianca, un velo e un frontino nuziali, e al centro c’è una sedia con un altro velo; ma prima che inizi lo spettacolo il vento svuota ancor più questa scena, Enzo Moscato non perde aplomb e nel triplice ruolo di drammaturgo, attore e regista riempie il palcoscenico.

“Ritornanti” è un testo del ’94, anno del debutto, e che venti anni fa aprì proprio il Positano Festival. Negli anni l’autore l’ha riadattato e riproposto in Italia, in Francia e in Belgio. Il titolo di questo reading letterario-teatrale è preso in prestito da Anna Maria Ortese che con questo termine descrive gli spiritilli che riempiono la città partenopea ma anche il ritorno ossessivo degli stessi temi.

La scrittura drammaturgica è divisa in tre momenti: “Spiritilli”, “Palummiello” e “Cartesiana”, il primo e il terzo interpretati dallo stesso autore e il secondo rappresentato da Giovanni Affinito, il quale fa una brevissima incursione anche all’inizio dello spettacolo e che da buon esecutore non tradisce mai lo spirito moscatiano.

La scena vuota costringe Enzo Moscato ad affidarsi completamente alla lingua, alla sua parola, che emerge nella sua totale bellezza. Il suo verbo rievoca una Napoli popolare, una città antica, che a tratti non c’è più, fatta di credenze, scaramanzie e munacielli. Ma soprattutto l’autore/attore utilizza una lingua dialettale – che sta scomparendo anch’essa con la sua città – elegante nella sue esplicitezza. Moscato gioca con la lingua e con le parole dando vita a un pastiche linguistico che non tarda a trasformarsi in letterario, tali e tante sono autori e opere che mescola in un mélange accattivante. Inappuntabile nella versatilità del triplice ruolo Moscato ci accompagna in luoghi esoterici, ci racconta storie irreali e divertenti reiterando espressioni e modi di dire…altrimenti detto ci descrive. Nel regno per antonomasia della finzione e della irrepetibilità Enzo Moscato “ri-torna”, “ri-percorre”, “ri-sente”, “ri-pronuncia” perché come ha dichiarato lui stesso “nessuna parola già detta andrebbe abbandonata mai, in teatro”, ma ritornando su se stesso e riproponendo gesti e parole sperimenta e crea ogni volta un nuovo teatro, potente e appagante.

Mariarosaria Mazzone

Anfiteatro di Positano, Positano Teatro Festival

8/8/2020

Ritornanti

Di e con

Enzo Moscato

E Giuseppe Affinito

Regia

Enzo Moscato

Produzione Compagnia Teatrale Enzo Moscato/Casa del Contemporaneo