“NUDA, se fossi uomo sarei un coatto”. Ma magari!

6 anni fa
16 Febbraio 2015
di alessia coppola

In uno spazio scenico stretto, proprio come stretta é la condizione di Fiona.

Donna, madre, femmina. Esaurita, nevrotica, logorroica. Perfetta incarnazione di ogni spettatrice.

Fiona sa che la sua é una condizione privilegiata, infondo cosa c’è di più bello ad esempio, che poter “portar un figlio” dentro di sé. Certo se non si tien conto dei dolori del parto, dei punti di sutura, degli assorbenti, del giro vita perduto, del sonno mai ritrovato e di un marito fintamente coraggioso.

E la dirompente comicità di Betta Cianchini li affronta strappando sorrisi e ghigni di quanti ricordano e riconoscono.

Ma ecco che questa donna consapevole, ma stanca, decide di provar l’ebrezza di esser uomo per un pò. Cosa si prova? É davvero tutto così semplice, facile, leggero? La risposta é si.

Il nostro Fiono sente un senso di fame, sete, stanchezza, vuoto, voglia di far nulla. Solo bisogni primari. E allora non ci sono dubbi che tengano: é davvero un uomo.

Il pubblico sorride divertito e talvolta imbarazzato di fronte alla semplice attuazione degli istinti.

Fiona si risveglia con tanto di “batacchio” e tutto il suo agire é guidato da questo lui, dall’istinto e dal desiderio.

Donna sempre vigile, si accorge di quanto le accade e un pó si vergogna. Inizia questo duetto col suo alter ego, si stupisce di come davvero l’emisfero maschile sia tanto coatto, ma d’altra parte quante volte noi donne abbiamo desiderato poter dir quel che pensiamo e soprattutto desideriamo? Quante volte la voglia di urlare e perché no di far sesso senza inscenare pantomime false e assurdamente romantiche?

Ed ecco che Fiono si avventura in night club, abborda commesse, si tocca senza ritegno né vergogna, mentre Fiona trasale e aborra di fronte alla scoperta.

La breve trasformazione si conclude e la nostra Fiona ritorna ad indossar tacchi alti e tubino nero, abbottona la sua camicia e con essa richiude quell’ostentata franchezza.

Cosa resta di questa breve mutazione oltre la consapevolezza ritrovata di quanto meraviglioso sia esser donna, con tutte le complessità che per nascita e condizione comprende? Resta l’aver compreso quel vuoto di apparente leggerezza con cui ogni uomo si mostra e mai confronta. Resta la consapevolezza che tutta la leggiadria altro non é che quel vuoto che sentono, quei silenzi cui spesso cerchiamo risposte, ma non ce ne sono, c’è solo un momento che fluttua, un momento triste in cui il maschio é nella sua caverna e non c’è modo di entrare se non con la semplicità che gli é propria: “amore vieni é pronto da mangiare”.

Roma, teatro dei Satiri, 13 febbraio 2015

Elena Grimaldi  

Fiona Bettanini in

(NUDA)

Fossi uomo sarei un coatto

di Betta Cianchini

Regia di Gabriele Carbotti