Paolo Stoppa e Rina Morelli la coppia del Teatro Italiano

1 mese fa
27 Ottobre 2020
di antonio gargiulo

Comincia la storia

È sabato mattina, un caldo sabato mattina di luglio, a Roma. Nel pomeriggio la RAI trasmetterà la prima trasmissione ufficiale a colori, l’inaugurazione delle Olimpiadi di Montreal. Nell’appartamento al civico numero 1 di via della Consulta il telefono suona da ore, ma nessuno risponde. Paolo allora chiama la portinaia chiedendole di usare le chiavi in suo possesso per andare a controllare se c’è qualcosa che non va.

Rina e il suo Paolo

La donna entra in soggiorno e trova la Rina seduta sulla poltrona, con il ventaglio tra le mani, sembra che dorma, invece, purtroppo, non può rispondere al suo Paolo. Un attacco cardiaco l’ha stroncata qualche ora prima. Rina Morelli, una delle più grandi attrici italiane del ventesimo secolo, se n’è andata così, con quella discrezione e quella signorilità che l’hanno caratterizzata come donna e come artista. E lui, Paolo Stoppa, il suo inseparabile compagno, attore altrettanto straordinario e di grande temperamento, in quel 16 luglio del 1976, resta improvvisamente solo.

Finché morte non vi separi

“Finché morte non vi separi” è la frase che suggella la formula del matrimonio religioso. Ma l’unione straordinaria tra i due grandi attori non ha mai avuto bisogno del matrimonio, né religioso né civile. Tutti li riconobbero come la coppia per eccellenza del teatro italiano.
Ultima discendente di un’antica famiglia di artisti teatrali, Elvira Morelli, detta Rina, debutta giovanissima, a soli 16 anni, nello spettacolo “Liliom” di Ferenc Molnár con la compagnia di Annibale Betrone. Era il 1924 e dopo appena 7 anni entra in una delle principali compagnie teatrali dell’epoca, quella capitanata da due grandi attori quali Antonio Gandusio e Luigi Almirante. E’ lì che recita il fascinoso Gastone Ciapini, e dopo appena un anno i due diventano marito e moglie. Ma se il fidanzamento è durato pochissimo, il matrimonio ha vita ancora più breve.

Rina, tra palco e microfono

Dopo qualche anno, alla vigilia del secondo conflitto mondiale, Rina, nel frattempo ha “prestato” la sua voce pastosa e delicata a grandi attrici del cinema americano. Per fare solo alcuni nomi: Katharine Hepburn, Ginger Rogers e Simone Simon. Viene, quindi, ingaggiata dal teatro Eliseo, diventando una delle principali attrici della compagnia stabile. Qui condivide il palco con Gino Cervi, Carlo Ninchi, Andreina Pagnani e un giovane attore romano, Paolo Stoppa. Da quel 1939 in poi i due, per quasi quaranta anni, saranno inseparabili.

Paolo, una passione per il bello

Paolo Stoppa è un elegante giovanotto della borghesia romana, raffinato e con una grande passione per il bello, nipote del noto antiquario Augusto Jandolo. Questi ha l’intuito di aver riconosciuto nel nipote una predisposizione per l’arte della recitazione. Così lo incita ad iscriversi al corso di Arte Drammatica di Santa Cecilia, che frequenta insieme alla giovanissima Anna Magnani.

Una coppia teatrale per la modernità americana

Eccentrico, raffinatissimo, collezionista sfrenato, esuberante, e dotato di grande tecnica su un talento costruito con caparbietà lui, delicata, minuta, di un’eleganza discreta e senza estro, dalla solida formazione proveniente dalla tradizione familiare e con un talento naturale impareggiabile lei. I due sono, insomma, due unità differenti e ben distinte che però insieme formano un’accoppiata assolutamente omogenea. L’ideale per quel nuovo teatro che, nel dopoguerra, arriva in Italia dall’estero, soprattutto dall’America, e che trova in Luchino Visconti il grande divulgatore. Il Maestro riconosce a sua volta nei due attori gli interpreti più vicini a quell’espressione asciutta e non enfatica che ben esprime l’interiorità dei protagonisti di Anouhil (Antigone), Williams (Zoo di vetro). Di Arthur Miller, resta memorabile la prima edizione italiana di “Morte di un commesso viaggiatore” con Stoppa impareggiabile Willy Loman e Morelli la sua spenta dolorosa e rassegnata moglie.

Una carriera in simbiosi

Visconti li vuole anche al cinema, ma quasi mai insieme, tranne che ne “Il Gattopardo”. Una carriera che comunque prosegue in simbiosi, anche alla radio ed in televisione. Restano indimenticabili le loro interpretazioni di Eleuterio e Sempretua nella trasmissione radiofonica della domenica mattina “Gran Varietà”. Rilevante anche la loro interpretazione nella versione televisiva di “Vita col padre e con la madre” di Howard Lindsay e Russel Crouse. Vivono un legame stretto ma con naturale indipendenza, non si sono mai sposati e nemmeno condividono lo stesso appartamento. Infatti la casa di Paolo è al piano superiore dell’appartamento in cui vive Rina, quell’appartamento dove tutto si interrompe quella mattina di luglio.

Gli ultimi applausi

Da solo Paolo sceglie dapprima l’isolamento, quasi l’abbrutimento, non trova riferimenti: pochi mesi prima di Rina se n’è andato anche l’amico Luchino Visconti. Ma l’amica Franca Valeri decide di scuoterlo da quel torpore, e due anni dopo insieme debuttano diretti da Giorgio De Lullo nella commedia americana “Gin Game”. I vuoti di memoria in scena lo spingono all’abbandono delle scene ma qualche anno dopo ci regala due meravigliose interpretazioni di due grandi classici.

Sarà Argante ne “L’Avaro” di Moliere diretto da Peppino Patroni Griffi e un insuperabile Ciampa nel “Berretto a Sonagli” di Pirandello per la regia di Luigi Squarzina. Negli ultimi anni della sua vita Paolo Stoppa ha avuto al suo fianco un’altra donna, Laura Torchio, che lo ha accompagnato a quel 1 maggio del 1988, quando se n’è andato, spento da una lunga malattia. Ancora oggi, però, il suo nome e quello di Rina Morelli restano come esempio di un sodalizio sulla scena e nella vita concepito e vissuto con modernità e personalità.

Gianmarco Cesario