“Qualcuno volò sul nido del cuculo”, La Follia è una condizione umana

6 anni fa
14 Aprile 2015
di gianmarco cesario

La prima immagine cui si associa Qualcuno volò sul nido del cuculo sono gli occhi criminali e penetranti di Jack Nicholson, protagonista dell’omonimo film del 1975 diretto da Miloš Forman. La versione cinematografica nacque però sulle basi della versione teatrale del 1971 ad opera di Dale Wasserman, che fu dunque il primo a rimaneggiare la parola narrativa di Ken Kesey – autore del romanzo datato 1962, il quale dopo un’esperienza come volontario in un ospedale psichiatrico californiano decise di mettere nero su bianco – portando le vicende di Randle McMurphy alla ribalta del grande pubblico.

L’adattamento italiano curato da Maurizio De Giovanni attinge dunque all’opera di Wasserman, trasportando la vicenda dal caldo sole californiano a quello tutto partenopeo. L’Italia di Pertini, degli anni ’80 – la vicenda si svolge nel 1982 – dei mondiali di calcio vinti in Spagna, della lira irrompe in scena attraverso le vicende dell’ambiente chiuso e claustrofobico di un manicomio. La parola di De Giovanni travolge la scena con la sua immediatezza e semplicità, un verbo carnale e corposo ma che purtroppo qualche volta cede alla retorica e al cliché partenopeo, Pino Daniele canticchiato dal protagonista non ha aggiunto alcun valore alla messinscena.

Il protagonista Randle McMurphy – interpretato da Daniele Russo – diventa Dario Danise, un criminale che tenta di fuggire dal carcere fingendosi pazzo, sopraggiunge in manicomio e scompagina l’ordine prestabilito e perseguito coercitivamente dall’imperscrutabile Suor Lucia (infermiera Ratched) interpretata da un’inattaccabile e inappuntabile Elisabetta Valgoi. Il criminale Dario arriva nel cuore delle persone e dei suoi amici matti – Gilberto Gliozzi, Mauro Marino, Daniele Marino, Marco Cavicchioli, Alfredo Angelici, Giacomo Rosselli – con l’umanità, relazionandosi con loro come fossero “normali” e non malati, ridandogli così una dignità. Daniele Russo incarna perfettamente la parola partenopea e immediata di De Giovanni ma qualche volta cede all’affettazione mancando soprattutto di fisicità scenica.

Tutti gli attori ­– citiamo anche Giulio F. Janni, Gabriele Granito, Antimo Casertano, Giulie Merelli – sono armonici e compatti e la delicata ma ferma regia di Alessandro Gassmann non invade mai il loro campo. Una regia precisa che si avvale di videografie, giochi di luce e musiche che sottolineano i momenti topici e dolorosi della storia. Una storia teatrale di due ore e quaranta minuti ma che nonostante la durata e i piccoli difetti si lascia guardare sollevando interrogativi.

Mariarosaria Mazzone

Napoli 11/04/2015

Teatro Bellini

di
Dale Wasserman 
dall’omonimo romanzo di
Ken Kesey 

versione italiana 
Giovanni Lombardo Radice
adattamento  
Maurizio de Giovanni

con
Daniele Russo
Elisabetta Valgoi
Mauro Marino
Marco Cavicchioli
Giacomo Rosselli
Alfredo Angelici
Giulio Federico Janni
Daniele Marino
Antimo Casertano
Gilberto Gliozzi
Gabriele Granito
Giulia Merelli
scene
Gianluca Amodio 
costumi
Chiara  Aversano
luci
Marco Palmieri
musiche originali
Pivio & Aldo De Scalzi
videografie
Marco Schiavoni 
aiuto regia
Emanuele Basso 
uno spettacolo di
Alessandro Gassmann
produzione
Fondazione Teatro di Napoli