ROMA. Auditorium Parco della Musica: é qui la festa?

5 anni fa
19 Ottobre 2015
di alessia coppola

La fine dell’estate corrisponde all’inizio della stagione cinematografica e in Italia c’è aria di festival: Venezia, Roma e per finire Torino. È proprio il caso di dire: “è qui la festa?” E sì, perché mentre Venezia indossa sempre la maschera da mostra del cinema e la fa da padrona e Torino si caratterizza come rassegna indipendente, Roma abbandona l’epiteto di festival e ritorna a Festa, il Cinemafest appunto. Parola d’ordine: discontinuità e rottura rispetto alle edizioni precedenti. Il neodirettore Antonio Monda, eclettico uomo di spettacolo – giornalista, documentarista e produttore – ha come parola d’ordine i titoli forti.

Ispirandosi al New York Film Festival arrivano a Roma non solo anteprime ma anche film visti in altre rassegne cinematografiche: un festival dei festival.

Presente anche il cinema italiano, e non come in passato in una ghettizzante sezione ma tutti nel concorso ufficiale.

Quattro opere nostrane guidate dal nuovo film di S. RubiniDobbiamo parlare” e “Alaska”di C. Cupellini.

L’ondata di novità travolge anche le locations: non solo l’Auditorium Parco della Musica ma proiezioni anche nelle rinomate sale Eden, Greenwich, Nuovo Cinema Aquila e la Casa del Cinema operando un decentramento su tutta la capitale fino a Ostia.

Ma non manca il tappeto rosso e tanto meno le star.

La prima star a sfilare è Cate Blanchett con il suo film di apertura“Truth” di Vanderbilt, un political drama su G.Bush; a seguire W. Ryder per “Experimenter”e J. Moore per “Freehelaf”. Ma in tema di bellezza l’Italia non sfigura con Monica Bellucci che interpreta il ruolo di madre nel suo “Ville Marie”, film canadese.

I numeri: la decima edizione va in scena dal 16 al 24 ottobre, concorso ufficiale con 37 opere tra film, documentari e serie-tv. Ci sono sei documentari tra cui uno in 3d. E spazio anche alle serie tra cui l’anteprima della seconda stagione di “Fargo” a conferma che Monda è al passo coi tempi. Tutto per mettere al centro non solo le opere ma anche il pubblico. Infatti non è un caso che sia lo stesso pubblico a essere investito della scelta del vincitore della kermesse, non critici né esperti tecnici.
Incontri ravvicinati con W. Anderson, W. Friedkin, J.Coen, T. Haynes e J. Law per citare alcuni. E per l’Italia “La grande bellezza” con P. Sorrentino, D. Argento, C.Verdone, P. Cortellesi e P. Villaggio. Ma ancora Renzo Piano, Riccardo Muti. Una vera commistione di arte.

Spazio anche agli omaggi – tra i tanti L. Bunuel, Fratelli Taviani ed Ettore Scola – e le retrospettive (curate da Mario Sesti, anche coordinatore artistico) su Pixar (con 15 lavori), su A. Pietrangeli (“il regista sensibile all’animo femminile”) con la riproposizione di dodici suoi film e per finire uno sguardo sulla contemporaneità con P.Larraín – tra i massimi esponenti del cinema cileno e sud americano – che sarà presente in un “faccia a faccia” col pubblico al MAXXI.

Tra i film consigliatissimi della kermesse “The Walk”, film on the road di R. Zemeckis, celebre regista di “Ritorno al futuro”, “Legend” con Tom Hardy, “Mistress America” con G.Gerwing, e “Carol” di T. Haynes, “EL CLUB” di P. Larraín, “Eva no duerme” di P. Agüero, “Experimenter” di M. Almereyda, “Hiso Hiso Boshi” di S. Sono, “Mustang” di D. G. Ergüven.

L’interessante e indovinata sezione speciale per i giovani “Alice nella città” si apre con “Pan – Viaggio sull’Isola che non c’è” e poi l’attesissimo “Il piccolo principe” ispirato al celebre racconto.

Dopo la bellezza e il richiamo alla cultura c’è spazio anche per la nostalgia e il ricordo: dai manifesti scorgiamo il ritratto di Virna Lisi, scomparsa prematuramente quest’anno.

Purtroppo, dalla festa resteranno delusi gli appassionati della vita mondana, non c’è nient’altro che film ed eventi strettamente connessi al cinema , non ci sono serate e gli spazi dedicati alla bella vita si sono ridotti drasticamente.
Nonostante tutto per i cinefili cittadini capitolini la Festa di Roma, soprattutto quest’anno, è l’appuntamento da non perdere.

Vittorio Sacco