Scannasurice di Enzo Moscato con Imma Villa: cinque anni di successi per la storia di una regina senza diademi di un’umanità marginale.

8 mesi fa
25 Febbraio 2020
di claudio finelli

Scannasurice è una creatura “strana”, una creatura androgina e ambigua che esprime una bellezza singolare e atipica e vive, con fierezza e dignità, nella parte più intima e segreta della città di Napoli.
Scannasurice è una regina senza diademi, regina di una Napoli cloacina e liminale, una città messa in ginocchio dal drammatico sisma del 1980.

Ma Scannasurice è soprattutto il volto recondito e inconfessabile di un’umanità marginale, impasto sovversivo e scandaloso di male ipotetico e bene concreto, un’umanità che vive tra noi, nelle nostre stesse viscere, ma che – nonostante tutto – resta confinata nell’ombra caliginosa e tossica del proprio dolore e della propria esclusione.

Un vero e proprio gioiello di poesia e drammaturgia realizzato da Enzo Moscato e messo in scena, con un successo che dura ormai da cinque anni, da un’eccezionale Imma Villa diretta in maniera magistrale da Carlo Cerciello.

L’incontro-scontro quotidiano tra Scannasurice e i ratti è dolorosa metafora dell’incontro-scontro quotidiano tra universi emotivi e sentimentali chiamati a convivere nello stesso spazio e Scannasurice, ultima tra gli ultimi, è Signora di riscatto e liberazione ma anche icona degradata di un’emancipazione tanto agognata quanto frustrata, di una riabilitazione notturna che, alla luce del sole, non si realizzerà mai.

L’impianto scenico di Roberto Crea, le musiche sinistre e angosciose di Paolo Coletta e il disegno luci di Cesare Accetta amplificano la dimensione metafisica e claustrofobica della messinscena, conferendo allo spazio in cui si muove Scannasurice una lugubre temperatura reclusiva e cimiteriale, quasi a voler definire una sorta di labirinto verticale in cui la protagonista si muove come un ratto intrappolato, una bestia allontanata dalla società che precipita, inarrestabilmente, verso il fondo. Il fondo senza fondo della fine.

Replica di giovedì 20 febbraio 2020 al Teatro Elicantropo di Napoli

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