Vincent Van Gogh: l’odore assordante del bianco

Al Teatro della Pergola Alessandro Preziosi nel lavoro di Stefano Massini.

Alessandro Preziosi è Van Gogh, in uno dei primi testi scritti da Stefano Massini, “Vincent Van Gogh – L’odore assordante del bianco”, in scena al Teatro della Pergola dal 6 all’11 febbraio per la regia di Alessandro Maggi. Era il 2004 quando questo lavoro venne scritto dal drammaturgo toscano, con l’idea di un teatro profondamente narrativo; ed esattamente un anno dopo l’opera fu selezionata come vincitrice del Premio Tondelli Riccione Teatro, per la sua ‹‹capacità di concisione e il disperato bisogno di vita del grande pittore, grazie a una scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica››. A circa tredici anni di distanza, Massini e Maggi rimettono in scena lo spettacolo, ambientandolo nei giorni più bui dell’artista olandese, quelli del suo ricovero nel manicomio di Saint-Paul-de-Manson, l’8 maggio 1889.

‹‹È stato ammesso oggi in ospedale il signor Vincent W. Van Gogh, trentasei anni. Egli è colpito da manie acute, con allucinazioni della vista e dell’udito. Necessita sottomettere il soggetto a prolungata osservazione psichiatrica››. È la voce fuori campo di un bambino a dare queste informazioni cliniche, forse la stessa voce che riecheggia nei ricordi del nostro protagonista, un travolgente Alessandro Preziosi, ormai divenuto paziente in divisa bianca, sedato dagli antipsicotici e rannicchiato in attesa di qualcosa nella sua cella: una gabbia di cemento che si erge in altezza tra le mura ospedaliere. L’ambiente circostante è una sorta di rettangolo squadrato di solenni pareti, a prima vista infinite ed insormontabili. Tutto sembra rispecchiare lo stato d’animo di Vincent, la sua mente e la sua arte vivono un momento di stallo, una situazione a cui lui stesso non riesce ad opporsi, perché incapace di pensare e sublimare le idee nei suoi dipinti. Tutto intorno a lui sembra essersi fermato al suo arresto da parte della polizia di Arles, che lo trovò mutilato e senza il lobo dell’orecchio sinistro dopo una brutta lite con il suo amico Gauguin.

Un’atmosfera cupa e pallida invade il teatro, la stessa che respirano le due sagome sul palco, uniche macchie di colore nella stanza di internamento del nosocomio. La prima è seduta a terra, spalle al muro, come un bimbo infermo con gli occhi assenti; la seconda ha una corporatura robusta ed è vestita a festa, tipico abbigliamento di chi è abituato a programmare tutti gli impegni della quotidianità. Dall’appellativo con cui Vincent si rivolge al suo visitatore, si comprende subito che si tratta di suo fratello Theo, una presenza importante quanto ingombrante nella storia dell’artista, che ne rivela ben presto fantasmi nascosti. Proprio grazie al loro dialogare incalzante si riesce a penetrare nella stanza più segreta di Van Gogh, quella stessa “Camera da letto” in cui sono custodite le sue più grandi paure mai rivelate, conflitti che per quanto astratti l’accurata bravura di Preziosi riesce ad imprimere su tela. Come è risaputo dell’opera esistono tre versioni: la prima risale all’ottobre 1888, mentre le seconde sono state realizzate durante il suo ricovero, un tentativo disperato di recuperare quei ricordi arlesiani felici, in un contesto contenitivo tipico dei manicomi, dove la medicina ha saputo riversare il suo terrore mistico.

Ma da questa penosa e vorticosa esperienza soltanto uno spirito libero come Van Gogh poteva trarne un insegnamento positivo, opponendosi con tutte le sue forze ad una società che non lo ha mai capito e ad un luogo di reclusione che lo voleva pazzo e privo di colore. Una lotta lunga e travagliata, che lo ha portato a combattere contro la propria censura artistica, trasformando quelle tinte negate – ai malati non era concesso l’uso del colore perché troppo provocante per le loro eccentriche personalità – in pennellate ancora più accese ed eccitanti, che dal bianco prendono spunto per poi trasformarsi in svincolate sfumature.

Firenze – TEATRO DELLA PERGOLA, 7 febbraio 2018.

Mara Marchi

VINCENT VAN GOGH. L’ODORE ASSORDANTE DEL BIANCORegia: Alessandro Maggi; Aiuto regia: Angela Zinno; Produzione: Khora.teatro; Musiche: Giacomo Vezzani; Sceneggiatura: Stefano Massini; Scene e costumi: Marta Crisolini Malatesta; Disegno luci: Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta; Interpreti: Alessandro Preziosi, Francesco Biscione, Massimo Nicolini, Roberto Manzi, Alessio Genchi e Vincenzo Zampa.

Foto: Manuela Giusto

 

Share the Post:

Leggi anche